ARGENTINA: PERQUISIZIONI A CASA DI CRISTINA KIRCHNER, OSSIGENO PER IL GOVERNO

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Sono 57 le università pubbliche argentine che scioperano perché non potranno aprire i corsi del secondo semestre per mancanza di fondi. E nella capitale, la facoltà di Lettere e filosofia della Uba (Universidad de Buenos Aires) è senza riscaldamento per l’impossibilità a pagare le bollette del gas. Tanto che su Facebook si sono viralizzati i messaggi di ricercatori, docenti, intellettuali, professionisti che dichiarano l’orgoglio di avere studiato gratuitamente o con borse di studio nelle università pubbliche argentine e di aver continuato lì la loro carriera.
I tagli alla spesa – in uno stato privo di debiti a fine 2015 e che ora è di nuovo il più indebitato del mondo – sono arrivati a colpire il simbolo dello stato sociale argentino: il sistema educativo. Voluto “pubblico, laico, obbligatorio e gratuito” da Faustino Domingo Sarmiento, presidente dal 1868 al 1874. Un caposaldo che ha resistito al neoliberismo e alle privatizzazioni degli anni ’90, sotto la presidenza di Carlos Menem, e al default del 2001. E che oggi rischia di crollare a causa delle casse dello stato vuote, delle pressioni del Fmi, del rischio di una nuova bancarotta.
Non va meglio sul piano dell’inflazione, malgrado i consumi allo stallo. L’aumento dei prezzi è dovuto al prezzo del carburante, in dollari, che si ripercuote a cascata in ogni settore produttivo, con il peso in picchiata scambiato ormai da giorni a 30 contro la valuta americana e senza prospettive di un ritorno a quota 28. Anzi, il Fmi ha dato ordine di lasciarlo fluttuare senza interventi da parte della banca centrale.
Secondo il Centro de Investigación en Finanzas (Cif) dell’Universidad Di Tella, l’aspettativa media del tasso di inflazione annua per i prossimi 12 mesi è del 35,3 per cento, lontana anni luce dalle percentuali accordate con il Fmi dopo l’erogazione del prestito stand-by: 17 per cento nel 2019, 13 per cento nel 2010 e 9 per cento nel 2021.
Con la faccia tirata e lo sguardo sfuggente, il presidente Mauricio Macri appare in tv e si affanna a descrivere l’intervento del Fmi come un segnale di grande fiducia nei confronti dell’economia argentina, liquidando la fase attuale (esito di una spirale di indebitamento con alti tassi di interesse indicizzati al dollaro) come la conseguenza di una passeggera turbolenza dei mercati.
A garantirgli qualche notte di sonno meno agitato, se non altro perché per alcuni giorni non si parlerà dell’aumento delle tariffe dei trasporti e dei servizi pubblici, arriva la notizia che il Senato ha votato contro l’immunità parlamentare di Cristina Kirchner, come peraltro da lei stessa richiesto. Il voto arriva la sera di mercoledì 22 agosto, dopo una massiccia manifestazione, il giorno prima, dei sostenitori dell’attuale governo per chiedere la sospensione dell’immunità.
L’ex presidenta è stata chiamata in causa dall’ex autista del marito Nestor, Oscar Centeno, che accusa di corruzione e tangenti l’ex gruppo di governo kirchnerista e vari imprenditori. Alla base del caso, i quaderni su cui annotava cifre e viaggi in auto per consegnare le mazzette.
I quaderni fisicamente non esistono più, Centeno stesso li avrebbe bruciati, non prima di averli fotocopiati pagina per pagina, per consegnarli come prove alla giustizia. Precisamente al giudice Claudio Bonadio, il grande accusatore di Cristina in tutti questi anni, il cui sogno (finora frustrato) è vederla dietro le sbarre.
È di pochi giorni fa la richiesta di perquisizione nelle tre case di Cristina: a Buenos Aires e nel Sud del paese, a El Calafate e Rio Gallego. Quest’ultimo appartamento è già stato in passato oggetto di varie perquisizioni, senza che emergesse niente di irregolare. Cristina innocente o solo molto abile nel nascondere le prove? In uno stato di diritto, dal punto di vista giudiziario, non c’è differenza: non poter provare un reato significa nessun reato. Che piaccia o no. Altro, ovviamente, è il giudizio politico.
La stessa Kirchner, in un lunghissimo intervento al Senato, ha chiesto che la perquisizione abbia luogo, esigendo come uniche garanzie – non approvate dal voto – che non venisse danneggiato alcun oggetto dell’arredo (nell’appartamento di El Calafate è morto il marito Nestor nel 2010) e che le telecamere restassero fuori, per proteggere la sua privacy. Ha poi definito Bonadio “giudice universale dei Kirchner”, per i cinque procedimenti penali avviati dal magistrato contro di lei e altri membri della sua famiglia. E ha concluso: “Io non sono il problema di questo governo, il problema siete voi, e le vostre politiche orribili”.