IL CASO TRUMP-BRENNAN DIMOSTRA CHE MULLER STA VINCENDO

DI MARINA VIOLA

John Brennan, faccia da mastino napoletano a cui è stato appena rubato l’osso, è l’ex direttore della Cia, scelto da Barack Obama nel 2013 e rimasto a capo dell’agenzia fino alla fine del suo mandato, nel 2017. Come tutti i direttori e impiegati della Cia, Brennan non è mai stato affiliato a nessuno dei due partiti, anche se, avendo appoggiato i bombardamenti con i droni in Pakistan, Yemen, Somalia e compagnia bella durante l’amministrazione Obama, non credo sia proprio un liberal. Un articolo recente del New Yorker ricorda che, durante l’inaugurazione della presidenza Donald Trump, Brennan in un momento di panico dichiarò che il discorso del presidente era stato disgraceful. Inizialmente decise di tenersi le sue opinioni per sé. Non riuscì a far finta di niente il giorno dopo l’inaugurazione, quando Trump fece un discorso alla sede della Cia, ricordo anche io, senza menzionare gli agenti morti e parlando invece di quanto fosse stato bravo durante l’inaugurazione: siccome le preoccupazioni stavano trasformandosi in pura angoscia, scrisse un’email a colleghi e vice direttore in cui sfogò le sue frustrazioni e il terrore che questo presidente potesse fare danni irrimediabili.

SONO TRUMP, VIETATO CRITICARMI

Fu quello l’inizio di un fiume di tweet, frecciatine, cattiverie adolescenziali. Se c’è una cosa che Trump non sopporta è essere criticato, come tutti gli oligarchi, tra l’altro. Vladimir Putin fa eliminare i giornalisti che osano infrangere la sua nomea di bravo patriota. Trump invece denigra, insulta, lancia false accuse, mortifica e alla fine, come colpo di grazia, licenzia o detrae poteri al nemico. Brennan, durante questa sua battaglia in nome della libertà di opinione, sacrosanta nelle nazioni democratiche e sempre più criticata negli Stati Uniti, e alla ricerca della verità, viene appoggiato da molti dei suoi colleghi e anche dai direttori suoi precedenti. Alcuni invece lo criticano, dicendo che, pur essendo dalla sua parte, ingaggiare Trump in una discussione del genere non fa che aumentare le convinzioni di chi crede che ci sia un deep statesegreto e di sinistra che sta cercando di fare un colpo di Stato e prendere in mano le redini del Paese, che è la teoria complottistica più diffusa tra i trumpiani. Ma in generale, diventa una specie di eroe, uno che non ha paura di dire quello che pensa a costo di perdere qualsiasi suo privilegio.

L’incontro tra Trump e Putin a Helsinki

Trump, dopo l’ennesima critica ricevuta da Brennan, tra l’altro tutte fondate su fatti veri, scavalcando attentamente l’intreccio di fake news che tanto piace invece al presidente e dopo aver firmato un articolo sul New York Times gli ha tolto l’accesso a informazioni segrete che solo chi lavora alla Cia ha permesso di avere. «È solo una coincidenza», ha detto l’amministrazione sul tempismo svizzero. Un giorno esce l’articolo, il giorno dopo la paga. Brennon ha replicato così alla decisione dell’amministrazione: «È motivata dalla politica, che tenta di spaventare altri dopo di me che potrebbero sfidarlo». Questo giochino “se parli male di me, ti caccio” lo sta facendo anche con Bruce Ohr, ex vice procuratore generale già licenziato nel 2017 dopo che si era scoperto che la moglie aveva lavorato nello stesso studio legale di Christopher Steele, l’autore del dossier che denuncia l’intervento della Russia nella campagna elettorale di Trump. Ohr è al momento un impiegato del dipartimento di giustizia, e Trump non fa che twittare che vuole licenziarlo in quanto ha dei pregiudizi contro di lui.

IL PRESIDENTE INIZIA AD AVERE PAURA

La Cnn ha riportato un’analisi interessante di tutto questo tran tran: Trump comincia ad avere veramente paura. Mostra, con la sua rabbia e la sua voglia di vendetta, di essere nel panico più completo. Il verdetto del processo a Manafort mette in fila otto crimini, mentre Michael Cohen, l’ex avvocato personale di Trump, si è dichiarato colpevole pur di non andare a giudizio. Tra qualche giorno darà la prima di tante deposizioni. Insomma, ha deciso di cantare. Robert Mueller, per ora, ha vinto. Io, intanto, preparo i popcorn.