IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA IO RACCONTERÒ QUESTA STORIA. SARA’ BELLISSIMO

 

 

DI CLAUDIA PEPE

Nel mondo ci sono tante storie: belle, brutte, malvagie, crudeli, strane, eccentriche, bizzarre. Tante storie, tante quanto i nostri volti. E sotto ogni volto, anche nel loro sorriso si nascondono paure, tragedie, misteri, frustrazioni e solitudini. Ognuno di noi ha un vento che gli scompiglia i capelli, le notti, le parole. Giornate vissute non sapendo in che porto potremo attraccare per rifornirci di dolcezza e tenerezza. Gli ultimi episodi che hanno travagliato il nostro Paese mi hanno fatto riflettere. Forse tanti di noi sappiamo cosa potrebbe travolgerci, ma cerchiamo di non ricordare. Non voglio ricordare quando gli ebrei sopravvissuti al terribile mese di viaggio arrivano a Birkenau, dovevano sopportare la separazione tra uomini e donne e figli. Una sofferenza atroce vedersi separare dalla carne della sua carne. Una sofferenza che ha accomunato tantissime madri deportate e allontanate dai figli. Quei figli, neonati e bambini da uno a 15 anni, selezionati con un solo gesto dal medico nazista per la “morte immediata”, e quindi inviati direttamente alle camere a gas e ai forni crematori. Noi non vivremo mai questo, nel nostro cuore alberga sempre e comunque l’amore, la “tolleranza” e la comprensione. Ma sapere che da quella maledetta nave sono sbarcati solo i bambini trovati in condizioni pessime e pensare che non sapranno se vedranno ancora i loro genitori, mi mette angoscia. Ma ci sono ancora storie che ti cercano il sorriso anche dentro ad un cuore ferito e questa storia che vi racconterò allarga la coscienza.

Celeste Ayala una poliziotta di Buenos Aires non avrebbe mai pensato che sarebbe diventata famosa in tutto il mondo per il suo gesto che non è stato solo amore, ma è stato calore, attenzione, cura. La prossimità all’altro senza chiedersi nulla, senza chiedersi se era giusto o no, ma ha solo ascoltato quelle vibrazioni che scendendoti sulla schiena ti fanno agire senza rendere conto a nessuno. Celeste aveva appena avuto una bambina e dopo poco era già a lavoro. Lei e la sua squadra avevano arrestato una donna con sei figli. L’ultimo aveva solo sei mesi, era malnutrito come i suoi fratelli. Avevano fame, piangevano e una suora ha pensato di portarli nel reparto delle assistenti sociali per poterli aiutare in qualche maniera. Erano sporchi, rimandati nella vita degli orrori, nelle strade dove per dormire ci si copre con il cartone, con la pelle del tuo vicino, con l’alito dell’altro. Fratelli consegnati ad una vita che puzzava troppo di morte. Le assistenti sociali e le infermiere non avevano tempo per questi fratelli, troppo lavoro, troppa gente. Erano già contente che avessero un tetto sul loro capo e il tepore di stanze pulite e disinfettate. Ma Ayala senza esitare le è scoppiato l’amore all’improvviso, ha preso quel piccolo neonato sporco, maleodorante, si è sbottonata la divisa e lo ha attaccato al suo seno gonfio di latte. Lo ha sfamato, lo ha coccolato gli ha fatto sentire per la prima volta la morbidezza di un seno che può dare la vita, la delicatezza di mani che gli accarezzavano la testina, l’arrendevolezza di una madre davanti ad una bocca che desiderava solo  essere sfamata, la docilità di una vita mai vissuta. Ayala una poliziotta che allatta l’esistenza di un bambino già abbattuta a colpi di orrore e terrore. Ecco il primo giorno di scuola io racconterò questa storia ai miei alunni, sentiremo “Todo Cambia” di Mercedes Sosa, e leggeremo questa poesia di Alda Merini

 

A Mio figlio

 

Ti ho generato col solo pensiero figlio

e non sei mai sceso nel mio corpo come una buona rugiada.

Però sei diventato un’ape laboriosa, hai fecondato tutto il mio corpo

e a mia volta son diventato tuo figlio, figlio del tuo pensiero.

Forse, quando morirò, partorirò tutta la dolcezza

che mi hai messo nel primo sguardo

perché figlio, ti ho guardato a lungo,

ma non ti ho mai conosciuto.

Figlio figlio mio sognato,

figlio ti ho solo pensato

non sei mai sceso nel corpo come una buona rugiada

ti ho guardato a lungo,

 

ma non ti ho conosciuto mai.

Penso che sarà bellissimo