TRUMP TRA DAZI E PORNOSTAR: TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SUL SESSO

DI ALBERTO TAROZZI

Mentre proprio oggi pare decollare la guerra dei dazi tra Usa e Cina, con botte da 25% a bene esportato e possibili ricadute a catena sull’intero commercio mondiale, il presidente Donald Trump corre invece il peggiore dei rischi, quello dell’impeachment, per ben altre e più piccanti faccende.

Ce lo spiega da New York, sulle pagine di Repubblica, Federico Rampini, poco solito ai gossip e alle considerazioni frivole.

In effetti, a prima vista, le ragioni dell’impeachement parrebbero fare riferimento a episodi complessi, degni di un trattato di diritto e frizzanti al punto tale da produrre l’abbiocco anche agli insonni.

L’avvocato Cohen – l’ex avvocato personale del tycoon – ha confessato che Trump avrebbe violato una legge federale sul finanziamento delle campagne elettorali effettuando, tramite Cohen medesimo, una donazione illecita funzionale alla propria campagna elettorale.

Per tutti coloro, temiamo parecchi, che non avessero capito di che roba si tratti, provvediamo a una traduzione che semplifichi le cose per i comuni mortali. L’avvocato Cohen, su incarico di Donald e non “a sua insaputa” come aveva provato a far credere, avrebbe riempito di dollari (130000) usciti dalle tasche dell’attuale premier una pornostar, tale Stormy Daniels: non già perché si aprisse a Trump, ma perché tenesse la bocca chiusa come nel coro della Madama Butterfly e non spiccicasse parola sui trascorsi erotici da lei avuti con l’attuale inquilino della Casa Bianca.

Come il pagamento di un silenzio possa corrispondere in automatico a una donazione illecita per la campagna elettorale, non chiedetelo a noi, ma c’è da giurarci perché, oltre a segnalarcelo il Rampini, sulla questione è stata lotta all’ultimo sangue tra il vincente Avernatti, battagliero avvocato della Daniels e il perdente Cohen, avvocato di Trump, che ha infine dichiarato la malefatta del capo e sua propria sotto giuramento. Per il primo si vocifera pure di un entusiasmante futuro politico tra i dem, mentre per il secondo, che era arrivato ad addebitarsi tutte le colpe e a garantire l’inconsapevolezza di Trump come se si trattasse di uno Scajola qualsiasi, si parla di un cedimento dopo pressioni insostenibili anche per un mastino come lui.

Concludendo, in base a tutto ciò, per Donald è scattato l’allarme più o meno rosso.

Resta la curiosità su cosa Stormy (al secolo Stephany Clifford) avrebbe dovuto tacere. E qui, per gli amanti del genere “sotto le lenzuola”, c’è almeno da divertirsi un poco.

C’è chi preferisce una minisceneggiata sadomaso di periferia, nel 2006, quando lei aveva 27 anni e lui 60. The Donald mostra la propria foto sulla copertina di un magazine. Stormy ne biasima la vanità: “Qualcuno dovrebbe prendere quella rivista e usarla per sculacciarti. “Non lo faresti” replica Trump. “Dammi qua”, ordina Stormy Daniels, che finisce il racconto concludendo: “Lui si girò e si tirò giù un po’ i pantaloni e io gli ho dato un paio di colpetti”; segue confessione di qualcosa di più sostanzioso.

Per il genere “vietato ai militari” è invece raccomandabile la descrizione del tentativo, fatto molto più recentemente dalla Polizia dell’Ohio, di incastrare pornoStormy durante un suo spogliarello osé con tanto di toccate agli astanti, in uno Stato con leggi meno permissive che altrove. Normale amministrazione in altri casi e per altre persone, ma sufficiente a determinare l’arresto della donna per intimidirla, secondo il suo avvocato difensore e secondo molti altri. Dettagli particolari e originali: in Ohio sarebbe stata la pornostar a toccare “una specifica area anatomica” di individui, anche agenti di polizia in borghese, presenti all’esibizione. Non contenta avrebbe toccato anche il seno e le natiche di una poliziotta, che non indossava l’uniforme.

Nell’occasione Trump aveva secondo alcuni teso una trappola, ma alla luce della confessione di Cohen, pare proprio si trattasse dell’arma della disperazione.

Per gli interessati resta l’immagine di Stormy, debordante al punto da poter costituire l’origine di masturbazioni felliniane negli adolescenti anni 60.

Presidenze Usa sulla via della decadenza. Se il ricordo arrivasse a Kennedy ci sarebbe da ricordare il nome della Monroe (Bye, Bye Marilyn, ci manchi). Più accessibile il paragone con le vicissitudini erotiche di Clinton, per far dimenticare le quali agli statunitensi pare sia bastato bombardare Belgrado.

Tehran è avvertita e magari, a suon di dazi, anche Pechino.