VOLEVAMO CANTARE ALLA LUNA MA SIAMO MORTI IN UNA PISCINA

 

DI CLAUDIA PEPE

Marco era figlio unico. Ilaria aveva un fratello e aveva frequentato l’istituto “Vittone”di Chieri dove si era appena diplomata. Due nostri studenti.

Due nostri studenti che avrebbero dovuto passare una giornata allegra, con il sole che delineava i loro profili, con l’azzurro del cielo che avrebbe fatto dimenticare qualche piccola delusione, un’umiliazione in più, la paura del futuro, le preoccupazioni che tutti i ragazzi hanno alla loro età. Cinque ragazzi, invitati dai figli del custode di una grande tenuta, immersa nel verde delle colline del Monferrato, esattamente a Castelnuovo Don Bosco. A villa Miretti, di proprietà di un noto medico di Torino. Li avevano chiamati per godere della grande piscina della vila, una piscina dove poter ridere scherzare, giocare, divertirsi e svagarsi, senza pensare che tutto ciò non era loro. Ma quel giorno si erano incoronati i re dell’isola che non c’è, si erano dichiarati padroni del mondo, si erano cinti di una ghirlanda di sogni. E quella giornata la volevano vivere sapendo che solo allora, e solo quel giorno, potevano prendere le stelle in mano. Per esprimere tutti i loro desideri. Piscina, barbecue, canzoni stonate cantate a squarciagola, magari un bicchiere in più che li avrebbe stretti ancor di più nelle loro confidenze. Una ragazza che finalmente avrebbe appoggiato il suo viso sulle spalle dell’amico di cui era innamorata, una lacrima nel ricordo dei tempi passati, un fuoco che avrebbero acceso nei loro cuori.  Ma prima volevano fare il bagno, soprattutto Marco ventun anni che non sapeva nuotare e Ilaria Abele di diciannove anni. Solo a scrivere queste età, mi vengono i brividi, mi scendono le lacrime e il mio pensiero va ai loro genitori. Per loro la vita è finita nell’isola che non c’è. Si, perché Marco e Ilaria sono morti di annegamento. Il sole si è eclissato, l’isola si è coperta di sangue, le stelle sono rimaste fisse nel buio che calava. Marco senza saper nuotare si è avventurato dove non si toccava e ha trainato Ilaria con lui. Ma Marco preso dal panico, preso dalla morsa della morte le si è aggrappato al collo portandola giù con lui. Dove non esiste la parola, l’ossigeno, la voce, l’espressione. Ilaria, ha lottato affinché lui non la trainasse verso il fondo della vasca, nel fondo dei loro sogni, nel fondo della loro vita.  Ha combattuto, ma quando è riemersa, la possibilità di appoggiare il suo viso sulle spalle del suo amore, erano esigue. Quello che non riesco a capire sono gli altri amici. Perché non li hanno aiutati? Perché non si sono buttati in acqua per portare soccorso? Perché hanno voluto assistere a due morti in diretta. Questo perché, i genitori di Marco e Ilaria se lo chiederanno tutta la vita. Giorno e notte, estate, inverno, quando spuntano le margherite e quando cadono le foglie. Per Marco non c’è stato nulla da fare, Ilaria, anche se gli amici hanno chiamato subito i soccorsi è stata ricoverata al “Molinette” di Torino. Ma dopo poco è morta. Ora la Procura di Asti ha aperto le indagini su tutti i “Perché” della vicenda. Ilaria aveva diciannove anni e quando l’hanno dovuta trasportare in obitorio aveva una mano chiusa a pugno che non si apriva. Quando le sue dita si sono allentate, hanno trovato una stella. Era riuscita a prenderla ed esprimere il suo desiderio. Ma Marco stava annegando.  E il suo desiderio era cantare a squarciagola alla luna che le avrebbe illuminato gli occhi della vita.