EWAN MCGREGOR SARÀ “DANNY DA GRANDE” NEL SEQUEL DI SHINING

DI COSTANZA OGNIBENI

Sarà Ewan McGregor l’interprete di Danny Torrance, il bambino che quasi quarant’anni fa aveva turbato i nostri sonni con la sua luccicanza, insieme a un padre assassino che aveva fatto di tutto per ucciderlo ad accettate. Ma mentre quest’ultimo sappiamo bene che fine abbia fatto – c’è da ammettere che quell’immagine di Jack Nicholson morto assiderato insieme al suo inconfondibile ghigno ancora desta qualche inquietante reminiscenza – quello che fu del piccolo fuggitivo non l’abbiamo mai saputo, e allora ci ha pensato l’inarrestabile penna di Stephen King a raccontarcelo, con il sequel di uno dei suoi più grandi capolavori uscito nel 2013 e intitolato “Doctor Sleep”. È appunto Danny il protagonista del nuovo racconto, un Danny adulto ma con tutte le conseguenze che il trauma inflitto dal padre può aver provocato: dipendenza dall’alcol, ripetuti scatti d’ira, senza tuttavia perdere mai “la luccicanza”, quel dono in qualche modo unico – ma che scopriremo non essere così unico – di parlare con le persone senza aprire bocca e di comunicare con i morti; dono che sfrutta ampiamente nel suo lavoro quotidiano all’interno di un ospizio, assistendo le persone anziane nel loro passaggio “a miglior vita”.
Sarà Mike Flanagan, stavolta, a presiedere dietro la macchina da presa, con buona pace di Stephen King, che dopo le troppo libere reinterpretazioni di Kubrick, di artisti a quanto pare non ne vuole più sapere, né tantomeno delle loro velleità, che avevano reso il film decisamente troppo lontano rispetto al racconto originale. Meglio un bravo scolaro, come Flanagan appunto, che già in passato con l’adattamento per Netflix del romanzo “Il gioco di Gerald”, si è dimostrato molto più domabile.
Ewan McGregor, dicevamo. L’attore scozzese, oggi quarantasettenne, è senz’altro orgoglioso di portare in scena il sequel di un grande cult come “The Shining”, anche se al momento le sue energie sono concentrate su un progetto che poco ha in comune con stanze inondate di sangue e gemelline inquietanti: l’uscita di “Ritorno al Bosco dei 100 Acri”, il suo primo film per grandi e piccini dove recita accanto a nientepopodimeno ché Winnie the Pooh. Un film sulla necessità di tornare bambini, ogni tanto, e riscoprire quella gioia di vivere e quella genuinità che spesso gli adulti vanno perdendosi negli anni.
Eclettico fino al midollo, l’attore ha sempre dimostrato un’incredibile versatilità nell’interpretare i ruoli più disparati e poiché ci si chiede sempre se sia il lavoro a forgiare la nostra personalità o, viceversa, sia quest’ultima a influenzare il nostro modo di lavorare, bisogna riconoscere che sono i personaggi di questo tipo a far sorgere l’insanabile conflitto: attore, regista e anche musicista, rischiamo di incappare nella sua firma anche se ci rechiamo in libreria, poiché è anche autore di numerosi libri in cui racconta i suoi viaggi in moto in giro per il mondo.
E a proposito di libri, non tiene certo nascosta la sua passione per Philip Roth, “musa ispiratrice” del suo debutto alla regia con “Pastorale Americana”.
E poi “Trainspotting”, “Guerre Stellari”, “Moulin Rouge!” e “Big Fish”, solo per citare alcune delle pellicole che lo hanno visto protagonista, per poi coronare una carriera in continua ascesa con un Golden Globe vinto per l’interpretazione nella serie antologica “Fargo”.
Dove abbia trovato il tempo per un matrimonio e quattro figlie, non ci è dato saperlo, ma tant’è! E quando avremo l’impressione di fare troppe cose senza un preciso filo che le leghi l’una all’altra, o di avere così poco tempo da non sapere a chi dare i resti, ci ricorderemo che esistono personaggi come Ewan McGregor.