QUEGLI “SCHELETRINI” POTREBBERO ESSERE I NOSTRI FIGLI

DI MONICA TRIGLIA

«Abbiamo accolto 27 scheletrini. Il più magro pesava 30 chili, la sua gamba aveva lo stesso diametro del mio polso. Uno era tutto e solo orecchie. Un altro non riusciva a camminare perché pieno di dolori. Tre avevano ferite di arma da fuoco ai polsi, ai piedi e alle braccia».

Sono le parole di un’operatrice di Terre des Hommes che ha accolto, nel porto di Catania, i bambini e i ragazzini minorenni scesi dalla nave militare italiana Diciotti della Guardia costiera dopo il via libera del ministro degli Interni. Quel Matteo Salvini che continua a opporsi allo sbarco di altre 150 povere persone malate di scabbia e sfiancate dal viaggio e dal caldo.

Scheletrini. Molti dei quali sono arrivati in Italia dopo essere stati imprigionati, anche per anni, nei terribili centri di detenzione in Libia.

Scheletrini. Quelli che sono riusciti a parlare hanno riferito particolari raccapriccianti delle violenze subite.

Scheletrini. «Un ragazzo ha problemi alla vista perché è stato tenuto più di un anno al buio» ha detto Nathalie Leiba, psicologa di Medici senza Frontiere.

Scheletrini. Costretti sulla nave sette giorni fino all’intervento della procura presso il Tribunale dei Minori di Catania che ha invitato una lettera al Viminale, al Capo Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, al Ministro dei Trasporti e al prefetto di Catania mettendo in evidenza come fossero stati elusi i diritti di questi minori, tra cui il divieto di respingimento e il diritto a essere accolti in strutture idonee.

Scheletrini. «Hanno fatto un viaggio orribile, lunghissimo, affrontando situazioni inimmaginabili anche per un adulto, figuriamoci per loro che sono poco più che bambini» dicono gli operatori umanitari. «E io mi chiedo. Di cosa ha paura la gente? Di due occhi che ti sorridono? Di due orecchie a sventola enormi? Di quattro ricci arruffati?»

Scheletrini. A quelli che gridano bravo al ministro Salvini vorrei chiedere: e se quei bambini fossero vostri figli?

Scheletrini. «Mi vergogno di questo Paese, di questa Europa. E chi non si indigna della situazione in cui ci troviamo secondo me è un pezzo di merda e basta» ha detto il filosofo Massimo Cacciari durante una diretta tv. Ha ragione.