I LEGHISTI MINACCIANO I MAGISTRATI? LO FACEVANO I FASCISTI NEL VENTENNIO NERO

DI RAFFAELE VESCERA

“Se tocchi il capitano ti veniamo a prendere a casa tua”. Le vergognose minacce del dirigente leghista Bellachioma al giudice di Agrigento che indaga Salvini per sequestro di persona, i 177 migranti trattenuti illegalmente sulla nave Diciotti, sono tipiche di una mentalità antidemocratica e fascista. Lo stesso nomignolo attribuito al segretario leghista di “capitano” richiama quello del “duce” che ha portato l’Italia alla rovina. Certo, si può dire che la minaccia non è stata pronunciata dal ministro degli interni, ma da un suo sodale, tuttavia il silenzio di Salvini su tali parole rivolte contro un magistrato la dice lunga. Il suo ripetuto “me ne frego”, quando è messo di fronte alle proprie responsabilità, è un sintomo inequivocabile sul come Salvini voglia saldare le schiere leghiste con vecchi e nuovi gruppi di estrema destra. Chi tace non solo acconsente ma si fa complice. Stesso silenzio mostrato da Salvini contro i ripetuti innumerevoli insulti lanciati dai leghisti contro i meridionali, definiti volta per volta: “topi di fogna, merdacce mediterranee” e dallo stesso Salvini “napoletani puzzolenti da lavare con il fuoco del Vesuvio”. Le parole sono pietre, i silenzi anche.

Durante l’istruttoria del processo per il delitto Matteotti, nel 1924, avvenuto per ordine di Mussolini e per mano di un squadraccia nera, l’anziano e onesto giudice istruttore Mauro Del Giudice, dopo aver incriminato per l’assassinio la cerchia di Mussolini, fu fatto oggetto di ripetute minacce che lo prostravano fino a quando non gli fu tolto il processo di mano.

Gaetano Salvemini scrive negli “Scritti sul Fascismo”: «Non solo furono messe le camicie nere invece dei soldati a far la guardia a Regina Coeli, affinché chi andava e veniva capisse chi era il padrone del vapore; ma due agenti furono messi alle costole di Del Giudice e altri due in borghese alla portineria di casa. I fascisti cominciarono a far dimostrazioni sotto le sue finestre: “Viva Dumini!” “Viva Volpi!” “Morte ai nemici di Mussolini!”. Poi vennero le scritte sui muri del Palazzo di Giustizia…Anche i giornali fascisti, tra i quali il più facinoroso era “L’Impero”, moltiplicarono le minacce: “È inutile alludere più o meno velatamente a Mussolini per il Delitto Matteotti; il Duce salvatore della patria non si tocca; il fascismo non lo permetterà mai a nessun costo. Chi tocca il Duce sarà polverizzato. Sarebbe la notte di San Bartolomeo!”…I fascisti riprendevano le spedizioni punitive e la polizia stava a guardare. Del Giudice e Tancredi erano avvertiti!» Mauro Del Giudice si ritirò a Vieste sul suo Gargano, perseguitato fino alla caduta del regime.                                  “La Storia insegna ma non ha scolari” diceva Gramsci. C’è qualcuno che vuole imparare la lezione?

Oggi il magliaro leghista cambiando registro istiga alla xenofobia, ingigantendo problemi e paure della gente per distrarla da ben altri problemi reali, l’Italia crolla, ma di corruzione legata alle grandi opere pubbliche inutili per decine di miliardi, al Nord non si parla, anzi la lega vuole che si facciano, mentre disoccupazione, emigrazione di due milioni di giovani, mancanza di lavoro e infrastrutture, invecchiamento della popolazione e desertificazione abitativa stanno distruggendo il Sud. Problema che la lega vorrebbe affrontare invecchiando ancora di più la popolazione, “importando” nei paesi del Sud spopolati gli anziani pensionati padani, esentati dalle tasse. Il beneficio per i pensionati del Nord ci sarebbe, anche perché potrebbero formalmente trasferire la loro residenza al Sud mantenendo il domicilio al Nord. Fatta la legge trovato l’inganno. I benefici per il Sud sarebbero ben pochi anche perché i soldi che essi spenderebbero al Sud tornerebbero in benefici al Nord, visto che gran parte delle merci acquistate al Sud sono di produzione settentrionale e dunque versano le relative tasse alle regioni del Nord. Le stesse che con l’autonomia fiscale vogliono trattenere il 90% delle tasse incassate, altri 35 miliardi di euro l’anno da sottrarre alle casse dello Stato e indirettamente al Sud. Il Sud per non morire ha bisogno di lavoro e dei suoi giovani. Fuori i soldi da sempre negati dallo Stato italiano al Sud, mentre si profondono al Nord oltre il dovuto.