MI HANNO VIOLENTATO NON UOMINI NERI, MA RAGAZZI RICCHI E BIANCHI

 

 

DI CLAUDIA PEPE

Ci sono storie di cui non si parla, nei giornali appaiono in trafiletti nascosti, e in televisione è più importante che Asia Argento faccia notizia.  Notizie  sempre scritti e narrati in veste giornalistica e senza mai soffermarsi su una complessa psicologia che non  appartengono solo a lei, ma a noi tutti. Certo noi non siamo persone esposte ai media, ma le nostre debolezze mascherate dalla forza le abbiamo tutti. Nessuno escluso. Ma andiamo a scrivere di un episodio avvenuto a marzo in centro a Napoli, ma reso pubblico con l’inizio del processo. Pochi giorni fa. Diamo un nome inventato a questa ragazza inglese diciottenne.  Chiamiamola Jane, diamole luce, un raggio di sole, un barlume di speranza. Jane cara eri venuta in Italia e facevi la ragazza. alla pari per pagarti gli studi, ma non avresti mai sospettato di andare ad una festa di ragazzi stranieri e napoletani che stavano facendo l’Erasmus all’Istituto orientale. Al momento di tornare a casa due ragazzi ti hanno offerto un passaggio. Ma l’auto ha fatto solo poche centinaia di metri neanche  lasciando la zona universitaria di Napoli. La macchina, anzi, si ferma in un vicolo nella zona di via Mezzocannone. E qui i due “accompagnatori” ti abusano prima di abbandonarti da sola in mezzo alla strada e lì far morire la tua gioventù, la tua purezza, i tuoi sogni e i tuoi desideri. Ti sei messa a cercare aiuto, e hai incrociato un terzo giovane: lo aveva conosciuto nel locale della festa. Gli hai raccontato cos’era successo, e ti ti fidi, ancora ti affidi ancora. Così lui ti offre di accompagnati finalmente a casa della famiglia di cui sei ospite, a Chiaia. Ma anche in questo caso a casa tu tesoro mio, non ci arriverai: l’auto si ferma di nuovo, questa volta nel parcheggio del fossato del Maschio Angioino, e l’incubo continua. Il soccorritore diventato terzo stupratore “rivendica il proprio turno” e non lo nasconde. “Adesso tocca a me”

Jane mia cara, in quella festa hai conosciuto due ragazzi della Napoli “bene” e ti hanno abbindolato come si ipnotizza un bambino piccolo. Ti hanno dato il loro numero di cellulare, ti sei sentita sicura anche quando ti hanno chiesto di accompagnarti a casa. Chissà quante parole, quante carezze sui tuoi capelli biondini. Chissà quanti drink ti hanno offerto, le risate che vi siete fatti insieme. E tu, ingenua come non mai, ci hai creduto: dopotutto non erano uomini neri, non erano extra-comunitari, non scappavano da nessuna guerra, non erano emigrati nel nostro Paese. Avevano la pelle bianca, benestanti. Ma non sapevi che  quel giorno volevano levarsi la noia dalla loro vita senza nessun ideale. Hanno deciso come i killer, di stuprarti. Ti hanno violentata, abusata, ti hanno fatto capire che l’inferno non sta nell’alto dei cieli, ma qui, adesso, in ogni giornata di questa vita assente da ogni valore e da qualsiasi etica civile e morale.

I nostri cari ragazzi italiani quelli che uccidono senza un coltello in mano,  ma per accidia, per noia, per ignavia, hanno commentato su WhatsApp quello che era successo e se ne sono vantati fino a insultarti. Loro hanno fatto il loro sporco lavoro, si sono fatti una doccia e avranno cenato nelle loro case al Vomero. I carabinieri li hanno subito trovati. E hanno detto che eri tu la prostituta, tu che li hai invogliati, tu che godevi come un animale.   Chissà che genitori hanno  questi mostri, e quanto pagheranno per farti passare dalla parte della consenziente, quella che se l’è cercata, quella che aveva voglia di stare con le gambe aperte in una macchina ferma in un vicolo. Nessuno ha parlato di te, e tu meriti giustizia perché la tua giovinezza è finita per sempre. La tua vita si sveglierà di notte cercando di lottare ma è così difficile difendersi da ragazzi che ti bloccano e abusano impiegando talmente poco della loro forza fisica. Alla fine si convincono e convincono la Giustizia che la vittima è stata consenziente.

Cominciamo dai più piccoli, dai ragazzini delle elementari, e spieghiamo loro che cos’è il rispetto verso i deboli e le donne.  Incominciamo e chissà che col tempo il concetto di rispetto della donna, e del prossimo, del diverso in generale, sia uno dei valori fondanti che dobbiamo sempre  insegnare, e sarà il principio per il quale non getterò mai la spugna! Non getterò mai la spugna finché nelle nostre scuole non saranno istituite come materie obbligatorie l’Educazione all’affettività, alla sessualità e all’etica sociale. Io non mollerò mai

Ciao cara Jane e vola alto. In questo mondo si paga l’inferno, ma trovi anche il Paradiso. E vedrai che a te ilm Paradiso in questa vita spetta per prima.