CONCLUSA LA VICENDA DELLA NAVE DICIOTTI ACCOMPAGNATA DA UNA SCIA DI POLEMICHE

DI MARINA POMANTE

 

Era quasi mezzanotte e un quarto, quando la notte scorsa è finalmente terminato quello che era diventato “un epilogo infinito” per i migranti sulla nave Diciotti. Sono scesi uno dopo l’altro, i 137 migranti dalla nave della Guardia costiera, che era ormeggiata ormai da cinque giorni al porto di Catania.

Per i fatti noti e il divieto di mettere piede sulla terra ferma ai migranti, risulta indagato il ministro Salvini, unitamente al suo capo di gabinetto. Le accuse sono: sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Gli atti sono stati trasferiti per competenza, al Tribunale dei ministri.
Il ministro degli interni ha giudicato questa indagine una vergogna: “difendo i confini del Paese, non ci fermeranno”.
Il vice premier Di Maio ha dichiarato: “il Governo è stato compatto, abbiamo fatto un gioco di squadra”.
Ivan Maffeis, portavoce della Conferenza episcopale italiana, intervistato sul canale web sky tg24, ha dichiarato: “non si può fare politica sulla pelle dei poveri”.

Lo sbarco
Lo sbarco si è svolto tranquillamente e con sollievo, sia per i migranti che per le forze dell’ordine e il personale d’assistenza.
Le operazioni si sono svolte sotto lo sguardo vigile della Guardia costiera, (43 i militari a bordo che hanno condiviso con i profughi la loro sorte). Proprio la Guardia costiera ultimamente, aveva sollecitato procure e ministeri per arrivare allo sbarco, proprio in ragione della criticità della situazione.
Tutti i migranti sono ora ospiti a Messina in un centro d’accoglienza e in attesa delle destinazioni che sulla base delle disponibilità ottenute dal Governo, saranno smistati in Albania e in Irlanda, questi Paesi hanno offerto entrambi disponibilità per una ventina di persone, mentre un centinaio di immigrati, in base a un accordo con il Viminale, saranno presi in carico dalla Cei.

Accuse formali a Salvini
Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha trasmesso gli atti alla procura di Palermo per il conseguente passaggio al Tribunale dei ministri.
Il ministro ha risposto con un tweet “non ho paura di nulla, indaghino, mi interroghino, mi arrestino. Io sono fiero di battermi per difendere i confini, tutelare la sicurezza degli italiani e proteggere il futuro dei nostri figli”. Di Maio difende Salvini ma lo invita a moderare i toni con la magistratura. Il Pd accusa Di Maio di praticare una “doppia morale”. Perchè quando era all’opposizione, anche lui chiese le dimissioni del ministro dell’Interno di allora, Angelino Alfano, in quanto indagato per abuso d’ufficio.

Reciproci attacchi tra Renzi e Di Maio
Riferendosi a Matteo Salvini, Di Maio ha detto che deve proseguire perchè non sta violando il codice etico del contratto e dei 5stelle. Ha ribadito inoltre che il Governo si assume la responsabilità politica delle scelte fatte in merito alla vicenda della nave Diciotti, anche se naturalmente c’è “pieno rispetto” per l’azione della magistratura per cui non si devono “attaccare” i Pm che indagano. Poi il vicepremier ha chiuso il suo intervento nel lungo video su Facebook con le parole: “non facciamo piombare di nuovo questo Paese negli scontri tra procure, Pm e politica”.
Matteo Renzi su Twitter attacca il vicepremier, scrivendo: “Non chiediamo a Di Maio di far dimettere Salvini in cinque minuti. No! Noi diciamo solo a Di Maio che la sua doppia morale è una vergogna civile e che manganellare via web gli avversari quando fa comodo non è politica, ma barbarie. E prosegue “parlavano di onestà, dovrebbero scoprire la civiltà”.

IL caso della nave Diciotti ha sollevato suo malgrado, l’ennesimo scontro politico. C’è chi si “immola” per la Patria, chi con saggezza salomonica assume posizioni equidistanti per non ferire la sensibilità di nessuno, chi invece, come il vecchio cinese seduto sulla riva del fiume… Aspetta pazientemente di vedere la caduta dell’avversario politico, rimbeccandolo mentre “cade” in un atteggiamento di parte. Il tutto naturalmente, condito a colpi di clic al vetriolo, “versati” nel capiente calderone dei social network.