CHE VERGOGNA UN MEDICO CHE SCRIVE PAROLE DI MORTE E RAZZISTE

DI VANNI CAPOCCIA

Ho iniziato a lavorare al Policlinico di Perugia venendo a sapere che medici e infermieri partivano volontari per Sabra e Shatila, due città mediorientali martiri dell’eterna guerra tra Israele e palestinesi. Ho collaborato con giovani libanesi, medici e cittadini perugini per un “Soccorso rosso” sanitario per mandare medicinali nella Beirut funestata dalla guerra civile. Lavorando ho collaborato con medici che prestavano il loro tempo alla cura dei tossicodipendenti nelle comunità. Ho dato, come altri miei colleghi, ore al di fuori dell’orario perché se uno davanti a te sta male non puoi guardare l’orologio. Tanti medici e infermieri con le Ong lavorano nei buchi del culo del Mondo.

Mi ha fatto vergognare leggere che una dottoressa del Pronto Soccorso di Spoleto, nella mia Umbria, ha scritto che «I migranti andrebbero annegati al largo» e che ”Non esistono diritti umani per quattro negracci che ci invadono”.

Frasi razziste, terribili e cattive dette da chiunque; ancora di più se scritte da un medico che ha il dovere di curare chiunque, sempre, anche quando non lavora. Lo stabilisce il giuramento che i medici fanno e l’articolo 32 della nostra Costituzione che quella dottoressa, come tutti i sanitari, dovrebbe conoscere.

Dice che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. È un articolo che parla di individui e indigenti, non distingue tra nazionalità, residenza, colore della pelle o altro. Chiunque in Italia sta male per suo bisogno e interesse della collettività va curato.

Questo afferma l’articolo 32 della Costituzione. Che vergogna leggere di parole di morte e razziste scritte un medico!