LA DICIOTTI? NO, IL VERO AUTOGOL DI SALVINI E’ LO STUPRO DI RIMINI

DI LUCIO GIORDANO

Due probabili stupri nelle stesse ore in Italia. Gli ennesimi probabilistupri ai danni di due donne. A Jesolo una quindicenne sarebbe stata violentata da un senegalese con precedenti penali. A Rimini, una diciannovenne tedesca, da due allievi poliziotti italiani. Inutile commentare tanto schifo. Che a compiere la violenza possa essere  un senegalese, un americano, un italiano o un giapponese, non fa differenza, Sempre schifo è.

Un anno fa, in una situazione analoga, sempre a Rimini dopo una violenza di gruppo, Salvini era stato chiaro:  “Per quelli che stuprano l’unica soluzione è la castrazione chimica. Minorenni o maggiorenni, italiani o stranieri che siano, uno che mette le mani addosso a una donna o a un bambino va messo in condizioni di non farlo più per il resto dei suoi giorni”. Giusto. Non fa differenza. Anche se sulla castrazione chimica si potrebbe non essere  d’accordo.

Ma il problema è un altro. Il problema è che ora Salvini si indigna solo sul probabile  stupro del senegalese. Twitta a rotta di collo. Invece tace, rigorosamente tace, su quello probabime dell’adolescente tedesca, lui che con il suo staff è sui social in servizio permanente attivo. Sarà naturalmente la giustizia ad accertare se in entrambi i casi si sia trattato o meno di stupro .

Comunque sia. Due pesi e due due misure che in queste ore sono diventate caso politico, anche se qui la politica c’entra poco. L’ indignazione è infatti trasversale e sono in molti a sottolineare il diverso trattamento da parte del ministro dell’interno che dovrebbe avere le stesse parole esecrabili per entrambi gli eventuali episodi di violenza.

Un consiglio, allora: Salvini intervenga. Dica la sua anche sul caso di Rimini,  come dovrebbe fare un rappresentante delle istituzioni. Altrimenti, ed è quello che in molti stanno già ripetendo a gran voce, altro che la Diciotti: il vero autogol del segretario della Lega nord sarà proprio questo caso di cronaca. Perchè al momento il commento che più si legge è: ‘questo non è un ministro di tutti gli italiani. Questo è un tifoso’. E dovrebbe essere scontato:  un ultrà non può fare il ministro dell’interno.