ANCHE PAPA FRANCESCO CHINA LA TESTA SUGLI ORRORI DELLE TORTURE IN LIBIA

 

 

 

 

 

 

 

 

DI CLAUDIA PEPE

 

Nella mia bacheca si è svolta una lite veramente di bassa “Lega”. Chi credeva nell’accoglienza degli extra comunitari, e chi ha usato parole pornografiche, indecenti e immorali nei confronti degli altri. Sono arrivate espressioni e offese che francamente non mi sarei mai aspettata da docenti della Scuola Pubblica. E io ora rispondo a quella persona che professa il messaggio dell’intolleranza, dell’estremismo e del fanatismo con poche parole. Una Procura della Repubblica ha richiesto e acquisito, il 28 agosto, i video dei lager libici mostrati a papa Francesco di cui Avvenire ha dato notizia. I reportage del nostro giornale sui centri in Libia sono stati acquisiti dalla Corte Internazionale di giustizia dell’Aja. Fonte Avvenire

Vedere le foto i video sono coltellate che trafiggono il cuore e il cervello, la mente e il cuore, la persona e l’individuo. Sempre che una persona abbia un cuore.

Prima di andare a vomitare guardando i video che rappresentano le torture che ragazzi e ragazze sono sottoposti in Libia, puoi solo guardare il nastro da pacchi usato per tappar loro la bocca. Poi, se continui e vedi le sprangate, il machete e il pugnale che entrano nella carne viva, la carne che è la nostra, pensi anche se hai tutti i problemi del mondo, anche se hai il cancro, che sei nata dalla parte del mondo in cui il sole illumina e la luna ti dedica ancora le sue poesie. Ci sono ragazzi legati mani e piedi, nudi, che cercano di slegarsi, le grida che se spegniamo per un attimo la nostra vita, le sentiamo come un’eco che ci toglie il respiro. Non c’è stato solo Gesù ad essere lapidato e torturato. Ma noi continuiamo ad essere cattolici e non cristiani. Quel cattolicesimo che ti fa fare la croce ma non ha mai sopportato il suo peso. Quel cammino fino al Golgota che ricordiamo a Pasqua rimane una lettura che non ci appartiene. Che leggiamo e poi apriamo la televisione. E invece ci sono persone vicino a noi che gridano così tanto che le guance si gonfiano fino a scoppiare. E c’è qualcuno che difende “i musi neri”, ma secondo qualcuno lo fa solo perché non è appagato sessualmente. Siamo alla deriva di un mondo che non ha più valori, che rifiuta il suo prossimo per partito preso, perché tutto quello che hanno fatto Ghandi, Mandela e tutti i grandi nell’animo, l’hanno dimenticato per innaffiare il loro orticello di fronte ad una grande radura che è il mondo. Ma loro insistono nel non vedere i supplizi più dannati fatti dai trafficanti di uomini. Chi ha visto quei filmati non penso potrà più vivere senza pensare all’eccidio che facciamo finta di non vedere, allo sterminio di giovani appesi come salami e sacrificati come S. Sebastiano. Ma c’è qualcuno ancora che dice che la difesa degli immigrati è solo un’insoddisfazione sessuale. E in più se sei un po’sovrappeso hai bisogni di membri grossi per soddisfare la tua infelicità. E questa è un’insegnante. Mi vergogno per lei e mi scuso a nome di tutti i docenti di Italia. La Libia, i “musi neri dai grandi cazzi” sono ragazzi che vivono il baratro, il nero della luce, la disperazione della condanna a morte. Uccisi peggio di Gesù, peggio dei ladroni, peggio del suicidio di Giuda. Se si vedono i video, e qui scendono le lacrime, si vedono i ragazzi che falciano con i piedi per allontanare i loro assassini. Cinque assassini contro uno e nessuno che abbia pensato al loro Dio, alla vita che stavano spegnendo, al sangue di cui loro porteranno le impronte tutta la vita. Anzi, la crudeltà porta alla follia, per cui il branco addosso e il cuore di quei ragazzi che già scoppiavano dal dolore, con le pupille piene di sangue, vedevano l’allegria, la gioia negli occhi drogati dei criminali. Chi pesta di più era il più bravo. Li ammazzavano, li aggrovigliano nel fango finché i “musi neri”, si confondevano con la terra in un miscuglio di terra e sangue. Ma quei ragazzi come i nostri figli non volevano morire, non volevano non soddisfare insegnanti leggermente abbondanti. Loro sono nati per quello, per non fare nulla, per appagare insegnanti che parteggiano per la verità. Non vogliono morire mentre il loro sangue si mescola al fango, alla melma. E quella melma cambia colore: diventa il colore del dolore ma che non vuole spegnersi. La morte non arriva quando, come Gesù, sopporti la croce, preghi, non ti pieghi alla spietatezza, alla ferocia e alla violenza. No rimani vivo con gli occhi che non si arrendono, con le mani che cercano un appiglio, con la bocca che recita una preghiera. Ma i loro torturatori vogliono soldi, e allora si avvicinano con il telefonino per far vedere la morte in diretta da mandare ai loro parenti. Il ragazzo legato accoltellato, con la corona di spine sulla testa, resiste anche a chi lo sta mutilando a colpi di spada e con l’altra mano gli punta la rivoltella alla tempia. Qui nei video, si interrompe tutto. Chissà se quei bei “musi neri” sono ancora vivi, se sono sulla Diciotti, se sono scappati a soddisfare le insegnanti italiane. Ma negli occhi di quei ragazzi, se sono ancora vivi, ci sarà sempre il ghigno del malefico, del dolore, del pianto, di chi subisce legato accoltellato e violentato. “E percuote, sadico e spietato, per gusto e per danaro. Per intimorire gli schiavi e le schiave. O per vantarsi con gli altri d’essere capace di afferrare un uomo, deperito e inerme, oramai abituato alle botte e alle minacce, convinto che anche stavolta gliele daranno ma lui sopravvivrà. Mentre lo afferra per i capelli, all’assassino bastano nove secondi per uccidere e gettarne via la testa.” Fonte Avvenire.

Anche il Papa ha chinato la testa, mentre certe persone pensano ancora che chi li vuole accogliere per potergli dare un’altra chance, una nuova luna, un sole che finalmente non li fa tremare di paura, vengono qui solo per violentare, per rubare, per delinquere. O per soddisfare da bei negroni insegnanti che li difendono.  Un insegnante ti prende per mano, ti tocca la mente, ti apre il cuore. Insegnare è toccare una vita per sempre. Spero che questa insegnante si ravveda perché nelle sue mani ci sono le vite di tanti ragazzi. Lo spero per lei, per i suoi ragazzi e per noi tutti.