PERCHÉ CE LA FAREMO

DI FABIO BENETTI

Ho acquistato, anni fa, il libro “Perché ce la faremo” di Marco Roveda. Si tratta di un ambientalista ottimista che ha fiducia nell’uomo. Non è il solo. Esistono altri osservatori che ipotizzano un futuro roseo.

Io, personalmente, nel mio piccolo, non mi ritengo neppure un osservatore degno di questo nome. Dovrei infatti aver trovato dati, informazioni, documenti a sostegno di ciò che affermo, e invece non è così. Io scrivo per impressioni, come un pittore dell’ottocento faceva i suoi quadri con lo stile impressionista perché nel frattempo era nata la fotografia, e tentava di imitarla, ovviamente senza riuscire ad essere realistico come quella, col pennello. Così, per allietare la vista del pubblico. Io scrivo per allietarvi. E vi dico che il titolo di questo pezzo non corrisponde a quello che sento. Non ho il motivo di sentire così.

Da quel poco che mi è dato di conoscere, infatti, il mondo è dominato dal liberismo nella quasi sua totalità. Certo, esistono governanti illuminati che fanno del bene al popolo, certo, in altre parti d’Europa la legge è fatta meglio che in Italia e di conseguenza il benessere dei cittadini è superiore, ma generalmente non si può più di tanto per esempio regolamentare l’operato di un imprenditore che metta su, ovviamente spinto dall’idea del profitto, la sua fabbrica metallurgica. Si può tentare di limitarne l’inquinamento, certo, ma a mio avviso l’inquinamento comunque viene perpetrato.

Non si può scappare dall’inquinamento. Si possono limitare i rifiuti ricorrendo al riciclaggio, ma una buona realizzazione di esso è ancora molto lontana. E, nel frattempo, vuoi con gli inceneritori, vuoi abbandonando la plastica nel mare, noi tutti inquiniamo a danno di tutte le specie viventi.

La deforestazione selvaggia può essere fermata? Per ora no, ed essa dà luogo a cambiamenti climatici.

Non si può neanche fermare il flusso migratorio dall’Africa verso di noi. Le popolazioni africane crescono a ritmo esponenziale e, come diventano consapevoli della propria condizione, cercano di venire a vivere dove c’è più benessere rispetto al loro modus vivendi. Perché l’Africa ha un clima tale per cui l’agricoltura lì ha vita molto difficile. Bisognerebbe perseguire una politica di controllo delle nascite, ma il controllo delle nascite non è facilmente gestibile. Quindi la fame nel mondo è ben lungi dall’essere debellata. E il problema della convivenza coi migranti è all’ordine del giorno.

Non vado oltre coi miei discorsi.

Io non penso insomma che ce la faremo. Io penso che consumeremo il nostro pianeta come fanno le cavallette col raccolto. Sì perché siamo governati, appunto, da un incosciente liberismo, ed esso a mio avviso altro non è che la riproduzione umana della legge della giungla. Pesce grosso mangia pesce piccolo. Consumiamo a più non posso, ci comperiamo l’auto nuova senza badare al suo tasso di inquinamento. Ci interessa solo che abbia un buon design e buone prestazioni. E che in caso d’incidente offra buona sicurezza. Intanto sento parlare nella cronaca d’ogni giorno di continui incidenti stradali. E ci scappa quasi sempre il morto, quando non sono più di uno.

Siamo tutti vittime e corresponsabili del liberismo. La legge della giungla. A dispetto di umanisti e ambientalisti. E stiamo irrimediabilmente consumando il pianeta Terra.