GENOVA: BOTTA E RISPOSTA AUTOSTRADE DI MAIO. AUTOSTRADE ILLUSTRA IL PIANO ABBATTIMENTO PONTE

DI MARINA POMANTE

Nel pomeriggio di oggi alle 16.30, Autostrade per l’Italia presenterà alle istituzioni genovesi il piano per la demolizione e messa in sicurezza di ponte Morandi, tutto nei tempi indicati dal commissario per l’emergenza e governatore ligure, Giovanni Toti. Al tavolo è atteso anche l’amministratore delegato della società, Giovanni Castellucci. Da Autostrade, nel frattempo, sarebbe arrivata la disponibilità ad incontrare l’archistar Renzo Piano che, martedì, ha donato alla Regione l’idea di un nuovo viadotto. Il progetto denominato “idea ponte” prevede 43 arcate e 43 isole luminose in memoria delle vittime, un ponte che diventa un monumento. Autostrade sta cercando di allontanare la possibilità della nazionalizzazione e ieri ha aperto all’ipotesi Cassa depositi e prestiti. Ma il tentativo è stato bloccato immediatamente dal vicepremier Luigi Di Maio, che ha ribadito l’intenzione del Governo di procedere con la revoca della concessione, denunciare gli ex ministri che hanno firmato quell’atto e affidare la ricostruzione del ponte a Fincantieri. Ieri un’intervista a Repubblica dell’ad di Atlantia e Autostrade Giovanni Castellucci ha di nuovo scatenato il dibattito. Castellucci, si è difeso dalle varie accuse, dicendo no alla nazionalizzazione, “Sarebbe una scelta in controtendenza nel mondo occidentale” e aprendo al possibile ingresso di Cdp in Autostrade: “Non c’è alcun progetto nè alcun contratto. Posso dire, tuttavia che la cooperazione con fondi di investimenti istituzionali anche di matrice pubblica e con obiettivi di lungo termine fa parte del nostro dna”. Ma il vicepremier Di Maio, che è in viaggio in Egitto, dal Cairo, ha subito bocciato l’idea, contrastando visibilmente in maniera sarcastica Autostrade e i Benetton dichiarando che: “Finora ha parlato solo l’ad di Atlantia. Vorrei ascoltare i Benetton. La famiglia Benetton batta un colpo. Fino ad ora hanno avuto un atteggiamento vergognoso”. Di Maio poi prosegue: “L’ad di Atlantia parla di una partecipazione dello Stato in Autostrade per l’Italia e io dico, prima avete fatto il guaio e dopo volete una partecipazione per salvarvi in borsa. Non è il nostro obiettivo. Il nostro obiettivo è che se paghi il pedaggio non devi rischiare di morire”.  Poi se la prende anche con i politici e i ministri che hanno firmato questi contratti di concessione: “devono pagare di tasca propria perché simili contratti non sono mai stati concessi a nessuna impresa”. L’obiettivo del Governo afferma: “è di revocare la concessione ad Autostrade perché inadempiente e dobbiamo fare in modo che i politici e i ministri che hanno firmato questi contratti capestri paghino”. Concludendo aggiunge: “bisogna ricostruire il Ponte in sicurezza. Per me è complicato dire alle famiglie delle vittime che chi costruirà il Ponte, sarà chi lo ha fatto cadere. La nostra intenzione è che il Ponte sia ricostruito da un’azienda di Stato, come Fincantieri che è un nostro gioiello, e sostenuto con Cdp”.

Guardia di Finanza presenta al ministero tutta la documentazione 
Nel pomeriggio di ieri la Guardia di Finanza ha dato seguito al decreto di sequestro emesso dalla procura di Genova relativo a tutta la documentazione del ponte Morandi in seguito al disastro avvenuto lo scorso 14 agosto che ha provocato la morte di 43 persone. La GdF ha prodotto tutto il materiale sequestrato, nelle sedi del Ministero delle Infrastrutture proprio nell’ufficio ispettivo territoriale di Genova, nella sede del Provveditorato delle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Val d’Aosta, e della Spea Engineering SpA.

C’è una lettera che scuote l’opinione pubblica, una lettera datata 28 febbraio 2018, pubblicata oggi da L’Espresso, dove Michele Donferri Mitelli, il direttore delle manutenzioni di Autostrade, informava accuratamente, mettendo sull’avviso il Ministero e il Provveditorato sui rischi per la sicurezza connessi al grave ritardo sull’approvazione del progetto esecutivo di rinforzo del ponte. Nella lettera c’è la richiesta di accelerare l’iter proprio per garantire “l’incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera”.

In una nota della Società Autostrade viene definita ingannevole l’interpretazione allarmistica e inoltre, è sottolineto il carattere informativo che semmai, assume connotazione di volontà ad evidenziare un problema, ma non è certamente un richiamo all’allerta immediato, ma faceva da monito e poteva servire a sollecitare l’approvazione del progetto per il miglioramento del viadotto Polcevera.

Tra i documenti acquisiti dalle Fiamme Gialle, è presente anche la relazione degli anni ’80 dello stesso progettista Riccardo Morandi che si diceva stupito del degrado dei materiali. La conferma viene data proprio dal procuratore Cozzi: “E’ uno dei documenti presi dai consulenti tecnici”, la definisce: “una relazione corposa che sarà anche utile per mettere un punto nello spazio e nel tempo dell’esame della struttura”. Gli altri incartamenti prelevati sono inerenti alle relazioni su tutto il piano degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria fatti nel tempo e concludendo Cozzi aggiunge: “si cerca di ricostruire tutto il quadro”.

Toninelli intanto è contento di come si stanno svolgendo le indagini e approva indiscriminatamente di fare chiarezza sul passato. Questo lo esprime in un post su twitter: “Sono ben felice che si faccia chiarezza su quanto successo in passato. Il Ministero delle infrastrutture e trasporti è a totale disposizione delle autorità che stanno indagando sul crollo del Ponte Morandi. Buon lavoro a GdF e magistrati”, proprio mentre La Guardia di Finanza sta eseguendo un decreto di sequestro emesso dalla procura di Genova che riguarda tutta la documentazione relativa al ponte Morandi e le Fiamme gialle sono anche nelle sedi del Ministero.

Intanto Intesa Sanpaolo in un comunicato riferisce che: “è pronta a cancellare i mutui nella zona rossa colpita dal crollo del ponte Morandi e a supportare con altri interventi le famiglie e le imprese della zona rossa”. L’istituto di credito ha già stanziato un plafond di 4,5 milioni per la “remissione unilaterale dei mutui prima casa degli immobili che verranno dichiarati inagibili”.

Nelle indagini prende forma la teoria che la causa del disastro potrebbe essere riconducibile ad una bolla d’aria all’interno del tirante del calcestruzzo che avrebbe corroso e arrugginito i cavi di acciaio all’interno dello strallo. Come riportato da Repubblica, è la prima situazione che i consulenti della procura di Genova ipotizzano come una delle possibili cause del crollo. L’anomalia sarebbe sorta durante la fase di “iniezione” del cemento che ingloba i trefoli, i cavi in acciaio. Le indagini dei magistrati immediatamente si sono orientate sul cedimento degli stralli, i tiranti di calcestruzzo e ancora, secondo le prime ricostruzioni, il lato che ha ceduto per primo è quello a sud. Negli anni ’80, lo stesso ingegnere Riccardo Morandi, in uno studio commissionato da Autostrade, aveva sottolineato corrosioni più sul lato mare che su quello monti. Una degradazione, scriveva Morandi, “più rapida di quello che ci si potesse aspettare”.

Come verrà demolito il ponte Morandi

L’eplosivo potrebbe sembrare il sistema più rapido ma va considerato che l’abbattimento progressivo può interessare diversi giorni, inoltre, l’iter per le autorizzazioni è molto lungo, la legislazione presenta non pochi vincoli normativi, sono vietate certe tipologie e non possono essere usati alcuni tipi di detonatori, posizionare l’esplosivo in maniera ottimale e naturalmente in sicurezza, è un’operazione che può impegnare dai trenta ai novanta giorni.
Tutto dipende dalla prefettura, ma il lavoro preliminare, deve essere eseguito con precisione ed accuratezza, bisogna praticare i fori e posizionare le cariche, un tempo di almeno qualche settimana.

La disomogeneità del territorio sul quale “poggia” il ponte Morandi o quello che ne rimane, non consentirà l’uso di una sola tecnica, poichè un’abbattimento vero e proprio è prevedibile solo per la parte di levante, mentre a ponente, dove gli elementi sono tutti separati, è ipotizzabile l’adozione di tecniche meno “invasive”.
Autostrade illustrerà proprio nel pomeriggio le metodologie preferibili da impiegare per l’abbattimento del ponte Morandi. Per ora le ipotesi che maggiormente sembrano affiorare, sono quelle dell’esplosione controllata e dell’impiego di pinze idrauliche che andranno a sgretolare le basi fino ad ottenere l’implosione.