AUTONOMIA FISCALE DEL NORD? UN COLPO DI STATO LEGHISTA

DI RAFFAELE VESCERA

Superando Berlusconi e Renzi, maestri della politica spettacolo, irrompe sulla scena come un saltimbanco e urla “la firmo io la proposta di Zaia per l’autonomia del Veneto”. Neanche fosse il premier o il presidente della Repubblica, fregandosene di ogni regola democratica e della Costituzione, lo grida nel complice silenzio degli alleati di governo, ridotti a servitù in livrea per i suoi banchetti sulle spoglie del Paese. Chi è? Inutile fare nomi, anche per evitare ripulse agli dei dell’armonia e della pace. L’autodefinitosi “nullafacente di Milano” dice “me ne frego” e s’atteggia novello duce col titolo di “capitano”, dal 2011 a oggi ha mandato 12.755 tweet, sgrammaticati di umana grammatica, contro i migranti, e in 90 giorni da ministro ha partecipato a ben 60 tra eventi e feste in giro per lo stivale, anziché dedicare il suo tempo a occuparsi di questioni ben più serie, quali mafie e corruzione, e a studiare le leggi che ignora e che gli hanno prodotto già cinque gravi capi d’imputazione per la vicenda Diciotti, trattata come palcoscenico propagandistico in barba a ogni umana pietà.

La proposta di autonomia del Veneto, ripresa dalla Lombardia, rispolvera l’anima secessionista della Lega nord, non perché preveda la giusta applicazione del principio costituzionale di autonomia regionale in alcune materie, quali quella ambientale, ma perché vuole imporre la norma di trattenere nelle casse regionali le tasse dei cittadini, da sottrarre allo Stato, facendo così crollare il principio stesso di Paese unito dal vincolo della solidarietà e dei diritti uguali per tutti, sanciti dalla Costituzione. In questo modo, gli abitanti delle regioni più ricche disporranno di più diritti sociali di quanto non ne abbiano già, e quelli delle regioni più povere, del Sud ma non solo, avranno ancora meno trasporti, infrastrutture, lavoro, sanità, istruzione e quant’altro lo Stato deve garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito prodotto. Altro che autonomia, siamo di fronte a una vera e propria secessione con truffa fiscale, una fuga col malloppo, pur continuando a restare formalmente nel territorio italiano.

Una proposta di legge che riguarda gli interessi nazionali non può essere trattata nelle segrete stanze tra il governatore leghista veneto Zaia e la ministra leghista per gli affari regionali Stefani, con la “firma” del ministro leghista dell’interno, baipassando Premier, governo e Parlamento per imporre un provvedimento anticostituzionale, come recita la petizione lanciata dal Prof. di economia Gianfranco Viesti che raccoglie le firme di molti docenti universitari ed economisti del calibro di Vito Tanzi, dirigente del fondo monetario internazionale, oltre che giornalisti e scrittori quali Pino Aprile. La petizione lanciata su Change.org con il titolo “No alla secessione dei ricchi”, che in quattro giorni viaggia per le 5.000 firme, è stata ripresa dall’Ansa e ha fatto parlare alcuni quotidiani nazionali, agita i sonni di Zaia e Fontana, scesi in campo con dichiarazioni di difesa d’ufficio sulla bontà della loro iniziativa, sostiene che “Il Veneto, la Lombardia e sulla loro scia altre undici Regioni si sono attivate per ottenere maggiori poteri e risorse. Su maggiori poteri alle Regioni si possono avere le opinioni più diverse. Ma nei giorni scorsi è stata formalizzata dal Veneto (e in misura più sfumata dalla Lombardia) una richiesta che non è estremo definire eversiva, secessionista.”

Zaia e Fontana replicano che non saranno un migliaio di “pseudointellettuali” a fermare il loro progetto, dimenticando i due governatori di Veneto e Lombardia che il fallimento del referendum di stravolgimento della Costituzione proposto da Renzi fu dovuto proprio ai pochi insigni costituzionalisti che diedero il via alla protesta, presto allargatasi esponenzialmente, più di tutto al Sud.

Sempre secondo quanto riportato dagli economisti e docenti universitari sulla petizione: “La Regione Veneto propone pure che il Parlamento dia una delega totale e al buio al Governo e che tutte le decisioni siano prese da una Commissione tecnica Italia-Veneto. Secondo la Costituzione non può essere così: il Parlamento non può essere espropriato del diritto-dovere di legiferare su questioni decisive per il futuro dell’Italia. Siamo di fronte a uno stravolgimento delle basi giuridiche su cui è sorta la Repubblica italiana. Una materia di tale portata non può e non deve essere risolta nei colloqui fra una rappresentante del Governo e uno della Regione interessata (oltretutto, dello stesso partito e della medesima regione). Tutti i cittadini italiani hanno il diritto di essere coinvolti nella decisione, che riguarda tutti, sia attraverso i propri rappresentanti parlamentari, sia attraverso un grande dibattito pubblico, in cui porre in luce e discutere obiettivi, contenuti e conseguenze di tali proposte. Solo così i cittadini possono valutare e decidere.”

Lo scontro è diretto, senza risparmio di colpi, chi la vincerà? Intanto le firme alla petizione galoppano con il vento in poppa mentre si fa sempre più farlocca la firma del ministro dell’interno su un provvedimento che per legge deve passare al vaglio del Parlamento per essere poi siglato dalla firma del presidente Mattarella.

Questo il link della petizione contenente il testo completo e le firme dei proponenti:

https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi?recruiter=45407291&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_petition