VENEZIA: SUSPIRIA TERRORIZZA, LA SWINTON SI SDOPPIA E L’EXCELSIOR DÀ I NUMERI (ALTI)

DI CHIARA GUZZONATO


Pare che anche il tempo abbia collaborato a creare il clima giusto a favorire “Suspiria”, il film che è stato proiettato ieri alla Mostra. Dopo una notte di lampi e tuoni, in un giorno di diluvio quasi apocalittico, è il turno dell’atteso italiano in gara. Luca Guadagnino sogna di fare il remake di questa pellicola di Dario Argento da quando aveva 14 anni, e finalmente ci è riuscito (anche se si discosta totalmente dall’originale). Sono donne diaboliche quelle della storia, ambientata in una scuola di danza (luogo che da sempre ispira perversioni di vario tipo, chissà perché), anche se basta da sola Tilda Swinton a rendere horror un film, con il suo piglio duro e i colori bianchissimi. C’è anche un mistero piuttosto curioso riguardo alla pellicola: Barbera aveva annunciato che la stessa Swinton aveva interpretato ben tre ruoli (si disconosce il terzo), solo con l’aiuto di trucco e parrucco. Pareva avesse interpretato la parte del dottor Jozef Klemperer.
Ebbene, su IMDB viene indicato un altro interprete, tale Lutz Ebersdorf, che però non è mai comparso in alcun film, nonostante la veneranda età. Si può leggere anche una sua dettagliata biografia… scritta dall’“attore” stesso. Ieri la Swinton, in conferenza stampa, ha letto ai giornalisti il presunto messaggio che l’ottantaduenne avrebbe inviato, non essendo presente alla kermesse: “Agli onorevoli signori della stampa; sono molto dispiaciuto di non potervi salutare di persona, ma sono un individuo riservato che preferisce rimanere tale”. Trovata pubblicitaria? Chi lo sa.
In ogni caso, il film ha diviso la stampa: chi l’ha trovato un ottimo prodotto, chi decisamente inferiore all’originale. Di certo fa paura: basti pensare che, quando una sequenza del film è stata mostrata a una platea di esperti del CinemaCon di Las Vegas, molti spettatori hanno lasciato la sala terrorizzati dalle riprese di Guadagnino.
Guadagnino che sul red carpet vediamo un po’ irritabile: a ogni domanda dell’intervistatore Livio Beshir salta come una molla. Quando questi gli chiede come Dario Argento abbia commentato il suo remake, gli risponde con un nevrotichetto “Questo dovresti chiederlo a lui”, e non appena il malcapitato Beshir osa annunciare agli spettatori che Quentin Tarantino ha visto il film e si è commosso (non capiamo dove sia il segreto di stato), il regista sorride stringendo i denti, probabilmente pensando una serie di improperi, e risponde “Be’, questo doveva rimanere privato”. Ed infine altra frecciatina sulla colonna sonora: l’intervistatore cita i Radiohead, e di nuovo un piccato Guadagnino risponde “Non ho i Radiohead, ho Thom Yorke”. Essù, dicesi sineddoche, non siamo puntigliosi. Una camomilla per Luca, per favore.
L’altro film italiano proiettato ieri, “What you gonna do when the world’s on fire?”, documentario sulla vita nel sud degli Usa tra povertà e razzismo, passa un po’ in sordina, messo in ombra dal connazionale delle donne streghe.
“Frères ennemis” di Oelhoffen piace invece: si tratta di un polar (neologismo francese da poliziesco e noir) di buon livello, non ricchissimo di azione ma comunque convincente, con interpreti molto validi. La storia: periferia di Parigi, giorni nostri. Manuel e Driss sono come fratelli, ma da adulti finiscono per prendere strade opposte: Manuel abbraccia la vita del criminale, mentre Driss diventa un poliziotto. Quando il più grande affare di Manuel va storto, i due si incontrano di nuovo e si rendono conto che entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere nei loro mondi. Nonostante l’odio, riscoprono l’unica cosa che li unisce da sempre: l’attaccamento al luogo della loro infanzia.
Concludiamo con una piccola (e spiacevole) curiosità: in questi giorni è apparso un nuovo cartello sulla terrazza dell’hotel Excelsior: “Gentili ospiti, vi informiamo che per occupare quest’area è richiesta la spesa minima in consumazioni di Euro 200,00”.
Eh?