CARO MINISTRO LEGGA QUESTA LETTERA. L’HO SCRITTA CON IL CUORE. IL CUORE DI UN INSEGNANTE

 

 

 

 

 

DI CLAUDIA PEPE

 

Caro Ministro dell’Interno Matteo Salvini,
ho letto in un tweet da Lei pubblicato questa frase: “Per fortuna gli insegnanti che fanno politica a scuola (guarda caso sempre pro-sinistra e pro-immigrazione) sono sempre di meno, avanti futuro!”. Io non so se Lei Ministro conosca quello che noi facciamo in classe. Ogni cosa che facciamo dal leggere, insegnare poesie, cantare, suonare, insegnare matematica, scienze motorie e tutte le materie che ci sono a scuola, è far politica. L’etimologia della parola deriva dal greco politikḗ (“che attiene alla pòlis, la città-stato, con sottinteso téchnē, “arte o tecnica”); per estensione: “arte che attiene alla città-stato”, talvolta parafrasato in “tecnica di governo (della società).

Dalla stessa radice (πόλις, pόlis, “città-stato”) derivano anche il sostantivo polī́tēs (πολίτης,” cittadino) e l’aggettivo polītikós (πολιτικός, politico). E noi insegnanti siamo proprio quelli che costruiscono, che edificano, che realizzano un cittadino. Proprio quel cittadino che dovrà arrivare responsabile e consapevole in una cabina elettorale e decidere con quello spirito critico che noi insegnanti insegniamo ogni giorno, decidere del loro futuro. Perché Ministro essere insegnanti vuol dire insegnare una via, disegnare un futuro, colorare i sogni, dipingere le speranze. E per questo insegnamo, insegnamo a leggere le lettere di Sacco e Vanzetti, le poesie di Pasolini, a capire i quadri di Pollock, a sentire tutta la musica che ha costruito la storia: dai ritmi tribali, alle composizioni di Luciano Berio. Ogni giorno li prendiamo per mano e, insieme, ci regaliamo istanti che saranno le basi della loro e della nostra vita. Lei, Sig. Ministro, sa cosa vuol dire insegnare a ragazzi che si siedono nell’ultimo banco e guardano dalla finestra per sei ore consecutive? E allora c’è la politica dell’inclusione, dell’accoglienza e insieme tutte noi insegnanti progettiamo e investiamo su quella vita umana. Potrebbe essere suo figlio, caro Ministro, e siamo noi che lo svezziamo, lo introduciamo nella vita, lo rincorriamo quando si potrebbe far male, lo sgridiamo quando risponde in modo scortese, lo abbracciamo quando ha aiutato un suo amico. Lei forse non conosce Don Milani il grande insegnante che ha cambiato la didattica di tutti noi. Don Milani diceva:”Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. “Sortirne da soli è avarizia”. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. Per cui il nostro è il lavoro più politico al mondo, non ci teniamo le mani in tasca per non sporcarle. Noi abbiamo a che fare ogni giorno con l’integrazione, con il bullismo, con disturbi comportamentali, alimentari, familiari. Noi abbiamo nelle mani la vita, Ministro Salvini. E la vita è politica. La politica è quando prendo per mano un bambino che i genitori mi danno con fiducia la mattina, mi regalano la loro cosa più bella per insegnargli a diventare una persona, un uomo e una donna. Politica è quando cantiamo e balliamo insieme perché in quel momento siamo tutti uguali e anzi, le persone più emarginate trovano il coraggio di parlare di accennare un sorriso, di ridere ed essere libere da ogni costrizione. Perché io ballo, canto, rido, con loro, insieme a loro, con loro. Questa è politica Signor Ministro. Noi crediamo e insegniamo l’uguaglianza, la disabilità la condividiamo, tutti i problemi dei ragazzi sono per noi fonte di riflessione, di meditazione. E quando andiamo a casa pensiamo a come, questo avverbio importantissimo, dare stimoli, incoraggiamenti, consigli, incentivi per vedere un sorriso, una contentezza e una speranza. Don Milani diceva:”Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”. Questo lo poteva scrivere solo un insegnante, un insegnante che ogni giorno apre i porti e costruisce ponti, un insegnante che ogni giorno non riesce a vedere il colore diverso della pelle, degli occhi, delle parole dei vestiti. Vediamo mamme umili che vengono con la testa china, quasi a ringraziarci di esistere per i loro figli. Con i loro vestiti colorati e la loro anima in festa. Perché per una volta il sole ha illuminato anche loro. E la cosa più bella, Ministro Salvini, è sentire i nostri allievi uscire da Scuola e cantare la canzone che amano di più:

” Tu vivi, cammini, lavori,

guardi, parti, canti

poi viene qualcuno

e ti lega le mani e i piedi

e ti chiude la bocca

e ti chiude gli occhi

Ho visto un film Nicola e Bart

la vita di Nicola e Bart

la morte di Nicola e Bart

amo voi Nicola e Bart.

Se morir vuol dire amare

se morir vuol dire lottar

la vostra morte la regaliam

all’uomo che uomo non è.

Queste mani per lavorar

questi occhi per guardar

questi piedi per camminar

questa bocca per cantar.

Canto a voi Nicola e Bart

per chi odia la schiavitù

per chi ama la verità

canto forte libertà.

Con le mani non supplicherò

con i miei occhi non piangerò

con i piedi non fuggirò

con la bocca canterò.

Canto a voi Nicola e Bart

per chi odia la schiavitù

per chi ama la verità

canto forte libertà.

Non più due Nicola e Bart

tutti siam Nicola e Bart

tutto il mondo è Nicola e Bart

su cantiamo libertà.

Non più due Nicola e Bart

tutti siam Nicola e Bart

tutto il mondo è Nicola e Bart

su cantiamo libertà

Non più due Nicola e Bart

tutti siam Nicola e Bart

tutto il mondo è Nicola e Bart

su cantiamo libertà.

Questa Ministro è politica.

Venga nelle nostre classi e scoprirà cos’è. Perché secondo me lei non lo sa, non vuole saperlo e non vuole conoscerla. Perché la politica non è dettare legge, ma ascoltare, intendere, aiutare, risolvere, amare. Tutti senza distinzione di nulla. Senza leggere il corpo ma ascoltando le anime.