LA LIBIA SULL’ORLO DELLA GUERRA CIVILE

DI MARINA POMANTE

Il futuro della Libia è incerto, al limite della guerra civile, dopo l’assalto di alcune milizie a sud di Tripoli, particolarmente ad Ain Zara e Abu Selim, dove sono state registrate le morti di due persone nel distretto di Al Falah, all’interno di un campo profughi per gli sfollati interni di Tawergha. Tutta questa situazione potrebbe far precipitare il Paese in un caos totale dalle conseguenze imprevedibili.
Dichiarato lo stato d’emergenza a Tripoli, si cerca di negoziare una tregua per gli scontri che si stanno verificando attorno alla capitale. Stato d’emergenza proclamato dal Consiglio presidenziale libico che ha dato mandato alla milizia Forza Anti Terrrorismo di Misurata, guidata dal generale Mohammed Al Zain, di entrare nella capitale per organizzare un nuovo cessate il fuoco e far terminare le violenze nella periferia sud della capitale. La decisione presa dall’organismo guidato da Fayez al Sarrai, con la volontà di proteggere la popolazione, gli impianti, le istituzioni, mentre i media locali riportano l’avanzata a sud della settima brigata.
Nelle ultime ore, ci sono stati violenti scontri sulla strada verso l’aeroporto, ma ormai è da giorni che la situazione è pesante.
 
Nell’ultima settimana gli scontri tra le milizie rivali avrebbero causato, 47 morti e 129 feriti. In una nota ufficiale si dichiarano le motivazioni dello stato d’emergenza: “A causa del pericolo della situazione attuale e nell’interesse pubblico, il Consiglio presidenziale dichiara lo stato di emergenza nella capitale, Tripoli e nei suoi sobborghi, per proteggere i civili, i possedimenti pubblici e privati e le istituzioni vitali. Il Consiglio ha chiesto la fine dei combattimenti e il rispetto del cessate il fuoco eseguito in coordinamento con la missione delle Nazioni Unite in Libia.
 
La Libia è divisa da due governi rivali e gli scontri sono scoppiati lunedì tra gruppi armati di opposta fazione nel sud di Tripoli. I due governi sono uno a Tripoli e l’altro nella città orientale di Tobruk.
Il cartello di milizie che sorregge il governo di Tripoli, voluto dalle Nazione Unite, permette il controllo di banche, ministeri e il controllo capillare del territorio e delle vie strategiche. Le altre milizie antagoniste, importanti per un equilibrio nel Paese, risiedono nei sobborghi della capitale, si stanno coalizzando rivendicando un ruolo.
Il vulnus della Libia scaturisce proprio da un processo internazionale che non ha tenuto conto della voce di questi combattenti, escludendoli categoricamente. La strada che bisognerebbe intraprendere, è proprio la ricerca del dialogo tra le due fazioni e la voce degli oppositori deve essere veicolata verso un processo di pace.
Le milizie continuano a lottare e i ribelli sono pronti all’assalto, per il controllo delle aree vitali del Paese. Il gruppo estremista dello Stato islamico mette in scena attacchi frequenti.
la Libia è precipitata nel caos da quando il dittatore Muhammar Gheddafi è stato rovesciato e ucciso in una rivolta del 2011 che si è trasformata in un conflitto armato.
 
L’assalto alla capitale sarebbe imminente, alcuni media locali riportano le parole dello stesso capo della settima brigata, Abdel, Rahim Al Kani che così motiverebbe la decisione: “Stiamo avanzando per conto di quei cittadini che non hanno cibo e soldi”. La Brigata avrebbe il controllo della zona di al Kurayema e avrebbe messo nel mirino Salah Eddine, a sud della capitale.
 
Sono 400 i detenuti che ieri sono riusciti a evadere dal carcere Rweini ad Ain Zara, approfittando della confusione dovuta agli scontri nei pressi di Tripoli, mentre gli uomini della Settima Brigata avanzavano nella zona. Molti di questi detenuti sarebbero sostenitori dell’ex leader libico Gheddafi, condannati per le violenze durante la rivolta del 2011.
 
Proprio in questi minuti tutto il personale dell’ambasciata italiana sta lasciando Paese.
La situazione è mutata rispetto a poche ore fa, quando dall’ambasciata facevano sapere che sarebbero rimasti operativi, continuando a essere vicini ai cittadini di Tripoli in questo momento difficile.
Questo veniva scritto in un tweet della nostra rappresentanza nella capitale libica, mentre continuavano a infuriare gli scontri tra le varie brigate: “L’ambasciata resta pienamente funzionante e operativa”, così fonti diplomatiche riferivano all’Adnkronos, “ma stiamo valutando per motivi di sicurezza se mantenere il personale al completo”.
E’ evidente che la situazione sta precipitando…
 
L’interesse per il nostro Paese è che si raggiunga presto una stabilità in Libia in ragione di varie situazioni importanti, ad esempio il controllo dei flussi migratori e non da meno, gli accordi
energetici delle nostre compagnie fino al 2047.
 
Il generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico e leader di fatto della Libia orientale, che aspira a diventare Rais, non si pronuncia e aspetta gli eventi.
 
In questo momento non è realistico pensare alla possibilità di tenere le prossime elezioni previste per il 10 dicembre, stante il clima di evidenti tensioni… Non è pensabile che in un clima di guerra civile qualsiasi risultato venga accettato dalla parte sconfitta e che le elezioni stesse vengano considerate legittime.