POST RAZZISTI ? LI HA SCRITTI UN POLIZIOTTO

 

 

 

 

 

DI CLAUDIA PEPE

Ma dopotutto cosa ha fatto? Dai una ragazzata, si stava rilassando dopo una giornata di lavoro, era stanco ha preso il computer e ha incominciato a scrivere. Scriveva così come tanti, come Dolores Velandro che scriveva sulla sua bacheca Facebook «Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna». Dolores Valandro, consigliere leghista di quartiere a Padova, ed è stato rivolto al ministro per l’Integrazione Cècile Kyenge. Oppure Stefano Venturi: «Terremoto nel nord italia… Ci scusiamo per i disagi ma la Padania si sta staccando (la prossima volta faremo più piano) …». Stefano Venturi, segretario della Lega di Rovato (Brescia) e consigliere comunale Ma allora, cosa ha fatto questo poliziotto in servizio al commissariato Di Adria da essere stato svergognato da Selvaggia Lucarelli, e che ora rischia la sua posizione per le sue buone abitudini di offendere, augurare le peggiori disgrazie alle persone più fragili. Mauro Maistro, ex segretario provinciale del Coisp con un passato alla questura di Venezia, rischia un provvedimento disciplinare per la pubblicazione di post sulla morte di Stefano Cucchi, sui migranti, sullo stupro di Jesolo e su Laura Boldrini. “. “Questa mi sembra una cazzata come quella di Jesolo”, scrive in merito alla notizia della turista 19enne violentata a Rimini – per cui sono indagati due allievi poliziotti – aggiungendo che “troppe donne prima si mettono in situazioni strane e poi fanno le vittime”. Maistro si è scagliato anche contro la minorenne aggredita a Jesolo e contro l’ex presidente della Camera Laura Boldrini con commenti sessisti. “La celebrazione di una persona che valeva poco da vivo e che da morto è diventato un affarone”, è invece il commento che il poliziotto ha riservato a Cucchi, in occasione dell’uscita di “Sulla mia pelle”, il film che racconta gli ultimi sette giorni di vita del ragazzo morto mentre si trovava in custodia cautelare. Fonte Il Fatto quotidiano. Selvaggia Lucarelli ha fotografato tutto mentre il salvatore della Patria toglieva tutto dalla sua bacheca, ma ormai il leone da tastiera, o potrei dire il quaraquaquà che si sente potente solo davanti al video del suo computer, stava già ritrattando tutto, ma si sa “Verba volant, scripta manent”. Il corpo della Polizia che noi tutti amiamo e di cui siamo giustamente orgogliosi, non deve essere accostato a persone che del loro odio si alimentano. E non è questione di Partiti o Movimenti, casalinghe o manager, infermiere o studentesse. Stiamo attraversando il periodo della nostra Storia più intollerante, estremista e fanatico che ricordiamo. La mancanza di rispetto sia per un essere vivente o ancor peggio morto, rappresenta l’entità di un Paese segregazionista, intollerante, con le armi pronte a far fuoco. Ma sempre con i più deboli, con le ragazzine violentate, con gli immigrati. Un agente di polizia è un pubblico ufficiale, resta tale anche in privato. Se le sue opinioni le avesse espresse al bar con un amico sarebbe stato deplorevole, indicativo di un pregiudizio, ma espressa pubblicamente diventa ancora ancora più grave. Riporto un commento che ho letto:” Se questo agente si trovasse di fronte ad una donna che vuole denunciare uno stupro, e si presenta in abiti succinti, cosa fa? Rifiuta la denuncia perché ritiene che la donna abbia provocato e quindi se la sia cercata? Un poliziotto come un magistrato non può avere questo tipo di pregiudizi, lo rendono inadatto al ruolo che svolge”. Al posto della parola donna mettiamo meridionale o negro; disabile, gay o tossicodipendente. Di fronte alla legge siamo tutti uguali. E qui devo lodare il magnifico lavoro che sta svolgendo Selvaggia Lucarelli che può avere tutti i difetti del mondo, ma sta smascherando siti, persone, poliziotti, medici e non solo, denunciandoli. E non lo fa per denaro, ma per una sua coscienza civica, sociale e politica. E dovremo tutti imparare da lei, almeno in questo, a diventare cittadini e politici nello stesso tempo.