TALPA REPUBBLICANA SCRIVE ANONIMAMENTE SUL NEW YORK TIMES ATTACCANDO TRUMP. DIVERSE SFUMATURE DI CONSERVATORISMO

DI ALBERTO TAROZZI
TALPA REPUBBLICANA SCRIVE ANONIMAMENTE SUL NEW YORK TIMES ATTACCANDO TRUMP. DIVERSE SFUMATURE DI CONSERVATORISMO
Dobbiamo a un sito sempre puntuale sulle vicende internazionali, come il Post, una descrizione analitica della guerra mediatica che sta oggi coinvolgendo l’amministrazione Trump e il presidente in primo luogo.
In questo caso la guerra mediatica si è scatenata con il New York Times, che già durante la campagna elettorale si era distinto per la sua battaglia contro il rampante Donald, finendo però col perderla.
Il quotidiano di New York, la cui collocazione politica non è sicuramente classificabile come reazionaria, ma che nemmeno può essere catalogato come un talebano dei democratici, si era però distinto in occasione dell’ultima campagna elettorale per essersi schierato armi e bagagli contro il futuro vincitore, a prescindere dalle appartenenze politiche. Con tutti purché fosse chiara la professione di ciascuno in una fede anti Trump.
Questa volta l’attacco non vuole apparire frontale: si tratta piuttosto di una talpa dello staff di Trump che, anonimamente, denuncia le malefatte del capo e i disperati tentativi dei suoi collaboratori per ridurne i danni.
Non vogliamo qui prendere le parti di Trump che quanto a imprevedibilità, impreparazione, caos retorico, arroganza maschilista, volgarità e simili è al di sotto di ogni sospetto.
Vogliamo però dire che qualche dubbio sul fatto che un nemico interno di Trump, per salvare il paese e lo stesso partito repubblicano debba esternare le sue preoccupazioni sul foglio che più marcatamente osteggia il suo capo fa sorgere qualche piccolo interrogativo.
Quanto meno ci spinge a suddividere le nostre riflessioni in due parti.
Una relativa alla affidabilità di Trump come appartenente alla cerchia degli esseri umani propriamente detti.
Un’altra relativa al fatto che la linea politica del presidente non sia piaciuta a chi si è confidato col NYT per ragioni che non sono necessariamente le nostre.
Sul primo punto c’è ben poco da dire. Più che credibile che stare dietro alle ondivaghe esternazioni dell’inaffidabile Donald farebbe perdere la pazienza ad un santo.

“Dalla Casa Bianca ai dipartimenti e alle agenzie dell’esecutivo, i più alti dirigenti confessano in privato la loro quotidiana incredulità …..Le riunioni con lui vanno fuori tema ed escono dal seminato, si dedica a ripetute invettive, e la sua impulsività si traduce in decisioni a metà, male informate e a volte spericolate su cui bisogna tornare indietro”.

E fin qui ci siamo. ma quali sono i punti nei quali Donald esce più specificatamente di senno e sui quali i suoi collaboratori devono fare i salti mortali per ricondurlo dentro al seminato?

“Chiunque lavori con lui sa che non è ancorato a nessun comprensibile principio che guidi i suoi processi decisionali….. il presidente mostra pochissime affinità con gli ideali storici dei conservatori: libero pensiero, libero mercato e liberi individui…… gli istinti del presidente Trump sono generalmente anti-mercato e anti-democratici”.

Insomma il tradimento di Trump consisterebbe in parti uguali in un attacco alla democrazia dei conservatori e contemporaneamente, in un attacco al libero mercato. Questo sul piano strettamente politico economico. E su quello delle relazioni internazionali? Anche qui la “talpa” non se lo fa chiedere due volte.

“Trump mostra di preferire autocrati e dittatori come il presidente russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong-un, e non dimostra un sincero apprezzamento per le cose che ci legano con i nostri alleati”.

Tutto bene, ma non sarà che in questa maniera Trump ha portato a casa anche qualche risultato e che gli ideali sono una bella cosa , ma la realpolitik è un’altra cosa. Qui più che il verso della talpa ci pare di ascoltare il verso del pesce.

E per finire il pistolotto finale, cittadini degli Usa, state tranquilli e non ci maledite. Se vi sembra che stiamo dalla parte del presidente è solo un’illusione. Facciamo così perché siamo degli astuti strateghi, ma non appena Donald volta le terga siamo in grado di far passare i vecchi buoni ideali avvolti nella bandiera a stelle e a striscie. Che detto in parole della talpa suona così.

“Alcuni dei suoi collaboratori sono stati descritti dai media come “cattivi”, ma in privato si sono spinti molto in là per trattenere all’interno della Casa Bianca le decisioni sbagliate, anche se non ci sono evidentemente sempre riusciti”.

Quindi popolo statunitense stattene buono, il presente appare buio, ma in fondo al tunnel c’è la luce e in quella luce vedrai che “arrivano i nostri”.

“Può suonare come una magra consolazione in quest’era confusa, ma gli americani devono sapere che ci sono degli adulti in queste stanze. Ci rendiamo conto esattamente di cosa sta succedendo. E cerchiamo di fare ciò che è giusto anche quando Donald Trump non lo fa”.

E grazie ai “nostri” il libero mercato uscirà vincitore e ai russi saremo sempre in grado di mostrare denti e sanzioni, Trump o non Trump.

Grazie talpa, grazie NYT, adesso possiamo andare a letto tranquilli.