20 ANNI SENZA BATTISTI

DI ELISABETTA VILLAGGIO

L’ho scoperto quando ero una ragazzina adolescente che, nei pomeriggi invernali mentre studiava, ascoltava a loop i suoi singoli infilati ogni 3 minuti, perché così duravano le canzoni, nel mangianastri. Interminabili pomeriggi resi languidi da quelle canzoni romantiche che ti rapivano e calavano un velo di tristezza e melanconia, tipica degli adolescenti. E come me intere generazioni rapite dalla sua musica dolce e melodica che ti portava in mondi immaginari pieni di sogni. Ci lasciava vent’anni fa Lucio Battisti forse uno dei primi cantautori italiani che ha influenzato moltissimo tutti quelli della mia età, quelli un po’ più grandi e anche quelli più piccoli. Ha sdoganato i capelli ricci, per la mia felicità perché io all’epoca avevo la sua stessa chioma quando i modelli erano capelli spaghetti, ha creato un personaggio nuovo, timido, che non amava apparire, con quell’aria tra il triste e l’annoiato. Ha sempre vissuto in campagna, lontano dalle luci della ribalta che detestava come d’altra parte Mina con la quale ha fatto dei memorabili duetti televisivi che sono passati alla storia. Amante della natura, faceva lunghe passeggiate a cavallo in solitaria.

La sua non era una musica urlata anche se gli assolo di “che anno è che giorno è” fanno ancora tremare dall’emozione, non era nazional popolare ma era qualcosa di nuovo che si imponeva su un mercato che cercava quella poesia, quel senso di non essere compresi, quella leggera solitudine mista a turbamenti adolescenziali. Ancora oggi lo ascoltiamo molto volentieri e quando, a un piano bar o a una festa, qualcuno alla chitarra accenna due note di una sua canzone può star sicuro di colpire nel segno perché tutti conoscono a memoria le sue Emozioni, la sua Francesca, la sua Acqua azzurra, i suoi Mi ritorni in mente, il suo Canto libero e tutte le altre.

Nato a Poggio Bustone, un paese di duemila anime in provincia di Rieti, il 5 marzo del 1943 è scomparso a Milano il 9 settembre 1998. Con 25 milioni di dischi pubblicati e tradotti anche in inglese, francese, tedesco e spagnolo, Battisti ha influenzato enormemente la musica ed è stato un riferimento per il panorama musicale italiano. Considerato un genio nel suo campo ha incontrato Giulio Rapetti, in arte Mogol, con il quale ha collaborato a lungo e ha inciso i suoi pezzi migliori.

Ci ha lasciato a soli 55 anni. Le cause della sua morte sono state tenute all’oscuro dalla famiglia anche se si è parlato di un tumore al fegato. La sua vita è stata vissuta dietro le quinte cercando un anonimato e così nello stesso modo se n’è andato. Caro Lucio ci sei mancato e tutt’ora ci manchi ma ci hai lasciato delle bellissime canzoni, delle parole che sono poesia e che tutti noi conosciamo a memoria e ci emozioniamo ogni volta che le ascoltiamo e le cantiamo. Sì, perché quando si sente una canzone di Battisti è impossibile non cantarla.