ALFONSO CUARÓN: TUTTO, MA PROPRIO TUTTO, SUL REGISTA DEL LEONE D’ORO

DI CHIARA GUZZONATO

È un Cuarón visibilmente emozionato, anche se probabilmente non stupito, quello che ritira il Leone d’Oro alla regia di Venezia 2018. La sua è stata una vittoria annunciata, ma non per questo meno meritata (nonostante l’interferenza dell’amicizia con Guillermo del Toro, presidente di giuria). Il suo “Roma”, a quanto riferito da Del Toro in conferenza stampa, ha ricevuto l’unanimità. A maggior ragione, forse il presidente avrebbe potuto evitare l’impasse astenendosi dalla votazione.
Ma chi è il regista messicano che si è aggiudicato l’ambita statuetta? Conosciamolo più da vicino.
Classe 1961, nato a Città del Messico, Alfonso frequenta la facoltà di cinema e filosofia all’UNAM. Qui conosce i futuri registi Marcovich e Lubezki, con i quali realizza il suo primo cortometraggio. Quando però l’università gli proibisce di metterlo in commercio, abbandona gli studi e inizia a lavorare per la tv messicana.
All’inizio degli anni novanta scrive il suo primo lungometraggio con il fratello Carlos, “Uno per tutte”, che ottiene uno straordinario successo di pubblico e critica (che, per una volta, si trovano stranamente d’accordo). Si tratta di una commedia, genere all’epoca non molto sviluppato in Messico e che per questo risulta una novità nel panorama cinematografico nazionale.
Cuarón si fa notare da Sydney Pollack, che decide di ingaggiarlo per un episodio di “Fallen Angels”, serie televisiva di genere neo-noir. Dopo il primo film prodotto in USA nel 1995, nel 1998 dirige “Paradiso perduto”, con attori del calibro di Ethan Hawke, Gwyneth Paltrow e Robert de Niro. Nel 2001 la prima nomination agli Oscar nella categoria migliore sceneggiatura per “Y tu mamá también”, pellicola provocatoria su due adolescenti messicani ossessionati dal sesso.
Il primi dieci anni del nuovo millennio sono un po’ difficili per il messicano: nel 2001 Alfonso si sposa con Annalisa Bugliani, presentatrice italiana. Sembra che tutto vada per il meglio, ma il secondo figlio, nato nel 2005, è affetto da autismo. La stabilità coniugale si sbriciola, i due divorziano.
Dopo “Y tu mamá también” il regista vorrebbe produrre “I figli degli uomini”, ma si trova senza soldi e nessuno vuole finanziarlo. Ed è allora che arriva la proposta per “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”. «Sinceramente non ho firmato per un sequel, perché ero sicuro che non sarei riuscito a offrire niente di nuovo rispetto a quello che avevo fatto», ha dichiarato il regista, che si è anche detto molto colpito dalla Rowling e dalla fantastica organizzazione del suo team. Il terzo capitolo della saga è stato molto acclamato dalla critica, più apprezzato rispetto ai primi due, e ad oggi è considerato uno dei migliori della saga.
Ripartono quindi i successi dal punto di vista lavorativo: nel 2006 riesce finalmente a produrre “I figli degli uomini”, che dà un immagine drammatica e disperata di un futuro in cui i valori della società occidentale sono decaduti. Con la pellicola ottiene due nomination agli Oscar, ma la statuetta continua a sfuggirgli.
Finalmente con “Gravity” nel 2013 riesce a fare incetta di ometti d’oro: sette Oscar, tra cui miglior regista e miglior montaggio proprio a Cuarón stesso. Il regista ha dichiarato comunque che non girerà mai più un film con simili implicazioni tecnologiche, che gli ha fatto perdere cinque anni di vita (anche se, forse, ne è valsa la pena).
Ricordiamo anche l’amicizia che lo lega ai colleghi Guillermo del Toro e Alejandro González Iñárritu. Insieme hanno fondato la casa di produzione cinematografica Cha Cha Cha Films. Cuarón è inoltre un fervido sostenitore dell’esperanto (…), tanto che la sua casa di produzione si chiama “Esperanto Filmoj” (film in Esperanto).
L’ultimo premio che ha ricevuto lo conoscete: ora non ci resta che aspettare di vedere cosa combinerà agli Oscar.