ELEZIONI SVEDESI, AUMENTA LA DESTRA. ADESSO LA SITUAZIONE DIVENTA IMPREVEDIBILE

DI ALBERTO TAROZZI

Gli exit poll, in Svezia, stanno confermando i sondaggi della vigilia, che, in breve, prevedevano al 40% la coalizione di centro destra; al 30 % quella di centro sinistra; al 20% l’estrema destra (che triplica i voti); al 10% la componente della sinistra oggi all’opposizione (che raddoppia i voti). Il sistema elettorale svedese è di tipo proporzionale, quindi sono chiacchiere da bar una parte delle discussioni su chi sia il primo, il secondo o il terzo partito.

Quello che contano sono le coalizioni e sarebbe più utile capire le inclinazioni dei verdi o di qualche piccolo alleato dei moderati come i liberali, piuttosto che disquisire sul boom dell’estrema destra, ampiamente previsto e che semmai pare leggermente al di sotto delle aspettative che lo davano al 20%.

Quindi la partita ha come protagonisti l’alleanza di centro-destra, con a capo il partito moderato, non enorme, ma capace di aggregare attorno a sé parecchi partitini, e l’alleanza di centro sinistra che conta su di un partito socialdemocratico che, pure in crisi, sarà al numero uno dei suffragi, come partito, ma difficilmante potrà costituire un’alleanza che vada oltre il fatidico 50% coi soli verdi e nemmeno qualora riuscisse a recuperare il partito di sinistra, che col suo 10% si colloca al momento al di fuori dell’alleanza.

Riassumendo: le due alleanze, i socialdemocratici e i verdi (sia pure col contributo ancora da conquistare della sinistra) e il centro destra (senza la destra estrema) si bilanciano con un peso analogo del 40% ma non avranno seggi sufficienti per governare.

Aria di Grande coalizione? La storia del paese e la propaganda elettorale non davano, per il momento, segni in questa direzione.

E allora? Qui sta il problema. Durante la campagna elettorale l’estrema destra ha dato segnali di opportunistica moderazione, salvo poi dovere assistere a qualche scena di pestaggio di candidati di sinistra davanti ai seggi ad opera di gruppetti neonazisti. Praticabile una futura alleanza eventuale coi “moderati”?

Certo un deciso spostamento a destra del governo svedese potrebbe avere serie ripercussioni sullo scenario europeo. Questione migratoria di peso rilevante, ma sullo sfondo, anche se meno nota, una questione di austerity che nei mesi passati ha corroso il consenso del governo socialdemocratico lasciando spazio alla propaganda delle destre.

Riprendiamo qui alcuni passaggi che avevamo evidenziato giorni fa, presentando il quadro preelettorale del paese.

I migranti come questione al centro del dibattito, con alcuni episodi di criminalità che hanno avuto larga eco sulla stampa nazionale: problemi reali, ma anche pretesti, per nascondere qualcosa d’altro.

Il boom degli arrivi (5 volte più elevato del nostro) si è concentrato in un anno, nel 2015, ma poi si è notevolmente ridotto, nonostante forti tracce di tensione permangano.

Che dire? Che un’accoglienza a braccia troppo aperte ha fatto saltare i nervi anche qualche svedese benestante e illuminato? Troppo semplice ridurre in pillole la questione.
Innanzitutto nella Svezia dagli spazi sconfinati e disabitati non dovrebbe esistere un problema della casa (e invece sussiste ed è antecedente l’arrivo in massa dei migranti).

Peraltro, sulla carta, la Svezia, come oggetto del desiderio e punto di arrivo dei processi migratori avrebbe in teoria i requisiti per costituire un paese dove aspirazione del migrante e l’offerta di lavoro si incontrano meglio che altrove, a differenza dell’Italia, luogo di passaggio che diventa poi residenza coatta. Viceversa anche lassù il migrante può ristagnare per due anni incolpevole, ma a spese di un welfare sostitutivo di un lavoro che latita.

E ancora, tutta colpa di una mancata integrazione e di un eccesso di accoglienza, se oggi in Svezia qualcuno di troppo ama le destre?
Forse, ma pare invece che il nocciolo del problema stia altrove. Pensate che il pil svedese vanta un incremento annuo oltre il 3%; un bilancio non solo in pareggio ma in surplus da 4 anni; assenza di imperativi categorici da parte della troika; niente euro ma la sana e vecchia corona gestibile su scala locale e sovrana.
Eppure il prodotto non cambia, nonostante i fattori siano totalmente differenti: tagli alla sanità, ospedali chiusi, liste di attesa, disoccupazione al 7% (mai vista nel paese). Inoltre case supercostose, effetto perverso di tassi di interesse molto bassi che hanno spinto la domanda e la contrazione di mutui, innalzando il prezzo e incrementando il numero degli acquirenti inadempienti.

Tasse alte come ai vecchi tempi della socialdemocrazia trionfante, ma welfare a brandelli, come in un’Italietta qualsiasi.

Colpa dei tanti migranti? Se pure esiste colpa, rappresenta un peso più contenuto di quanto normalmente si dica e si creda.
Infatti, come detto, non esiste debito, non si può parlare di un pil che arranca; esiste invece un’austerity fatta in casa, senza imposizioni Ue o Fmi. Il terrore di un disavanzo nemmeno sfiorato è frutto di paranoia autoprodotta.
In breve, il quadro è quello delle scelte che ammazzano l’Italia provenendo da poteri esterni, con la differenza che da quelle parti ci si fa del male da soli.

A condizioni diverse, rispetto alle nostre, seguono terapie, analoghe: tagli e tasse. E, come da noi, circola l’immagine che qualche straniero se la passi, per una serie di circostanze perverse, meglio di qualche indigeno.
Ed è subito razzismo.

Pure se non sono i migranti a determinare il debito che non c’è, ma è piuttosto l’ingiustificato terrore del debito ad ingigantire le questioni poste dai migranti.
E’ chiaro? Mica tanto se oggi il rischio di un’estrema destra al governo non è solo un’ipotesi. E tra qualche mese potrebbe trattarsi di un’ipotesi europea.