IL CALCIO ITALIANO E’ IN CRISI, ANZI NO. E ALLORA RIMANE TUTTO COM’E’

DI DANIELE GARBO

La domanda non è nuova e forse neppure originale, ma è il caso di riproporla per ricordarci dove siamo finiti: perché la Nazionale dovrebbe essere competitiva, quando il nostro sistema calcio è allo sfascio ? E perché il sistema calcio non dovrebbe rispecchiare la crisi del sistema Paese ?

Che il compito di Roberto Mancini sarebbe stato proibitivo lo avevamo detto in tempi non sospetti, all’indomani dell’esonero di Gian Piero Ventura, reo di aver fallito la qualificazione ai Mondiali di Russia. Ventura era probabilmente inadeguato al ruolo e ha commesso sicuramente degli errori, senza i quali l’Italia avrebbe vinto lo spareggio con la Svezia. Ma il CT pagava anche per colpe non sue. E se il sistema non si fosse dato una regolata, dicevamo, Mancini sarebbe stato destinato a vivere giorni bui.

Ed eccoci qui, a leccarci le ferite dopo un pareggio in casa con la Polonia e una sconfitta a Lisbona contro un Portogallo privo di Cristiano Ronaldo, cioè il miglior giocatore al mondo, mica un pizza e fichi qualunque.

Dunque, veniamo a noi. Mancini, che continuiamo a ritenere una scelta “furba”, è già sulla graticola. Siamo stati i primi a chiederci che senso avesse la convocazione del diciannovenne Zaniolo, che non ha mai giocato un minuto in serie A, e ha al suo attivo soltanto alcune presenze con la Nazionale under 19. Ma ci rendiamo anche conto che Mancini fa i conti con quel che passa il convento. Cioè molto poco. Basta dare un’occhiata a una delle tante partite della Nations League per rendersi conto di come è ridotto il calcio italiano.

E’ evidente la differenza di talento e di tecnica individuale tra i migliori giocatori di alcune delle nazionali più importanti (Francia, Spagna, Inghilterra, Croazia, Germania) e i nostri. Paghiamo dunque una drammatica crisi di talenti, dovuta a svariati motivi.

I nostri ragazzi faticano a emergere nei settori giovanili, invasi da stranieri. Figuriamoci se possono trovare posto in serie A e in serie B. Mancini giustamente se ne lamenta, ma dovrebbe ricordare – e, se l’ha dimenticato, gli rinfreschiamo la memoria – che nel 2005 era lui sulla panchina dell’Inter quando in Champions League schierò una formazione senza neppure un italiano. E nel 2011 era ancora l’attuale CT l’allenatore dell’Inter in una partita di campionato contro l’Udinese in cui scesero in campo 22 stranieri. E’ chiaro che il passaggio dall’altra parte della barricata cambia le prospettive, ma bisognerebbe sempre ricordarsi da dove si arriva.

Quanto ai limiti tecnici apparsi evidenti in alcuni giocatori della nostra Nazionale, con controlli approssimativi, passaggi di cinque metri sbagliati di un metro e altre piacevolezze del genere, la colpa va ricercata proprio nei settori giovanili, che ossessionano i ragazzi di 10-12 anni con nozioni di tattica, anziché insegnare loro come si stoppa un pallone o come lo si passa al compagno più vicino. In Spagna, come ebbe a dire Pep Guardiola, prima dei 16 anni nessuno parla di tattica, ma solo di tecnica individuale. E i risultati si vedono.

Poi c’è il sistema calcio, cioè l’insieme delle strutture organizzative e dirigenziali che lo governano. E qui siamo nel caos più completo. Il 20 novembre 2017 il presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio fu costretto alle dimissioni dalla pressione mediatica e da quella del presidente del Coni Malagò. Si disse che il nostro calcio doveva essere rifondato, che c’era bisogno di gente nuova, che bisognava fare le riforme e altre amenità del genere a uso e consumo di radio, televisioni, giornali e siti web.

A distanza di 10 mesi cosa è cambiato ? Nulla: il caos regna sovrano, sotto l’occhio vigile (nel senso che vigila affinché tutto rimanga cristallizzato) del Commissario Staordinario della FIGC Fabbricini, “longa manus” di Malagò.

La serie B è cominciata con 19 squadre, senza ripescaggi, ma in queste ore arriverà la sentenza del Collegio di Garanzia del Coni, che potrebbe riportare il nostro secondo campionato a 20, 22 o addirittura 24 squadre. Alla faccia della chiarezza ! Il tutto mentre sono già state disputate le prime due giornate e in attesa degli inevitabili ricorsi al Tar che arriveranno a seguire.

La serie C è bloccata in attesa della sentenza e non si sa né quando partirà né da quante squadre sarà composto il format.

In questo putiferio, la preoccupazione maggiore della Lega di serie A pare sia quella sull’uso delle fasce standard dei capitani, con minacce di sanzioni severe nei confronti di chi non si adegua. Se non fosse ridicola, la situazione sarebbe inquietante.

Nel frattempo le società più forti sguazzano nel vuoto di potere esistente e fanno quello che vogliono. In quale altro paese del mondo calcisticamente evoluto sarebbe consentito a una società di esporre nel proprio stadio 36 scudetti, anziché i 34 reali, frutto delle sentenze di Calciopoli ? In Italia si può fare, senza che nessuno si scandalizzi.

L’assemblea elettiva della FIGC è stata convocata per il 22 ottobre, ma per il momento non esiste nessun accordo su un candidato condiviso.

Fosse per Malagò, si andrebbe avanti ancora un po’ con un Commissario straordinario da tenere sotto controllo. Oppure, si augura il presidente del CONI, sarebbe meglio eleggere un presidente debole, una sorta di uomo di paglia che gli tenga in caldo la poltrona per il 2020, quando Malagò sogna di trasferirsi dal Foro Italico a via Allegri. Perché, alla fine, il giocattolo che gli piace più di tutti, da sempre, è proprio il calcio.

Ecco, in queste condizioni, con stadi, fatte pochissime eccezioni, vecchi, scomodi, fatiscenti, come si può pensare che il nostro calcio risorga ?

Per riuscirci servirebbe una bella “piazza pulita” per rifondare tutto con uomini nuovi, non certo con gli stessi dirigenti che hanno prodotto questo sfascio. Gli stessi dirigenti che vagheggiano un calcio da salotto, svuotando ancor di più gli stadi. Gli stessi dirigenti che hanno prodotto il pasticcio di un bando vinto da Mediapro, poi rifatto per dare il calcio a Sky e Dazn, con la gente che comincia stancarsi di essere trattata come mucche da mungere e comincia a disdire gli abbonamenti.

Gli stessi dirigenti che per anni, con i fiumi di denaro piovuto dai diritti televisivi, hanno arricchito giocatori, allenatori, procuratori, direttori sportivi, anziché costruire stadi moderni, come si trovano in tutti i paesi civili d’Europa.

Gli stessi dirigenti che fanno finta di non ricordare che i loro bilanci dipendono in misura preponderante dai diritti tv, mentre all’estero la torta degli introiti è divisa in parti quasi uguali tra diritti tv, merchandising e incassi da stadio. Ecco perché si cerca il modo di truccare i bilanci con acquisti mascherati da prestiti con obbligo di riscatto, oppure si inventano plusvalenze fittizie attraverso valutazioni abnormi di giocatori sconosciuti.

Naturalmente non cambierà nulla, le riforme rimarranno chiuse in un cassetto e continueremo a chiederci per quale motivo la nostra Nazionale non sia più competitiva. E’ proprio per questo che noi, che non siamo stati sostenitori di Mancini, non ci uniamo al coro di chi lo critica. Perchè in fondo il CT è davvero l’ultima ruota del carro.