L’ALGORITMO DEL SEGRETARIO DELLA LEGA

DI GERARDO D’AMICO

Leggo che Salvini ha “la Bestia”, un algoritmo capace di interpretare il “sentiment” sui social e suggerire all’istante se il capo leghista deve essere cattivissimo, cattivo, normale, o addirittura buonino.

Questa sì che è rivoluzione informatica applicata alla politica, facendosi piacere questo modo di fare e di intendere la politica.

Ma anche chi questi elaborati strumenti non li frequenta, non ci voleva un genio dell’informatica a prevedere che la gente poi si incazza, se trasformi interi quartieri di Bruxelles o di Parigi o di Londra o di Stoccolma e Milano in zone dove neppure la polizia entra, perché sembrano pezzi di medioriente.

Quello che la sinistra non ha capito, e che adesso sta pagando scaricando sulla intera collettività le conseguenze dei suoi paraocchi ideologici, è che puoi anche fare bene in economia, puoi anche far avanzare lo sviluppo sociale coi diritti civili: ma se uno scende sotto casa e attorno vede gente che vive come stesse a Badgad o in un barrio, il concetto di “ inclusione” fallisce, e non è questione di razzismo o superiorità sentirsi minacciati, quando usi, costumi, tradizioni e perfino le leggi del Paese che ospita sono ignorate da una massa visibile perché concentrata di persone.

I socialdemocratici svedesi pagheranno lo stesso prezzo della Merkel e del nostro Pd.

L’invasione, stando ai numeri, non esiste: la percezione del “pericolo” islamizzazione invece è fortissima, ovunque.

Sarà pure un fenomeno globale e fisiologico, quello delle migrazioni, ma andava controllato, governato, regolato. Ora è tardi, e assieme all’acqua butteremo il bambino, quello che era nato per garantire pace, sviluppo ed Unione in questo continente fatto di Staterelli: facendo il gioco della Russia, della Cina, dei Trump e dei Bannon, di chi ha interesse che non contiamo niente.

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