PER TEO I MAGISTRATI SONO TUTTI KOMUNISTI MANGIABAMBINI

DI EMILIANO RUBBI

Insomma, il ministro dell’interno ieri ci ha fatto sapere, tramite una diretta Facebook (l’organo di comunicazione ufficiale del “governo del cambiamento”) tutta una serie di cose nuove.

In primo luogo che se tu, giudice, accusi lui, significa che sei un magistrato politicizzato (sì, lo so che vi sembra di averla già sentita, vi assicuro che anch’io ho avuto lo stesso, inspiegabile, déjà vu).

Cioè: se c’è una sentenza passata in giudicato che dice che la Lega ha rubato 49 milioni di euro di rimborsi elettorali, tu magistrato non puoi esigere che la stessa Lega li restituisca allo Stato.
Se lo fai, sei evidentemente in malafede.

In secondo luogo, il nostro prode vicepremier ha messo in chiaro che, se un ministro decide di bloccare in un determinato luogo delle persone che non sono accusate di nulla e che per giunta si trovano su territorio italiano, come è avvenuto con i migranti nella Diciotti, deve poterlo fare.

Per fare un esempio: è un po’ come se domani Tria, o Di Maio, decidesse che voi non potete uscire di casa e mandasse la polizia per impedirvi di andare dove volete, anche se non siete accusati di niente.
Evidentemente, anche se non lo sapevamo, i ministri possono fare queste cose senza violare la legge.

E se un magistrato, codice alla mano, non è d’accordo, è un fottuto komunista mangiabambini.

Poi, Teo ci ha fatto sapere che quei migranti lì, una volta portati in Italia, sono scomparsi.
Tanto che li ha mandati a recuperare in giro, per riportarli nel centro da dove erano scappati.

E con questo Salvini ci ha insegnato altre due cose importanti.

Prima di tutto che i migranti non sono uomini liberi di andare dove vogliono, devono stare dove vuole lui (anche se la legge non dice questo, ovviamente, lo ha deciso lui ieri).

Poi ci ha fatto capire che, anche se quando la CEI ha deciso di prendere la maggior parte di quei migranti era stata una “grande vittoria” del governo visto che non li aveva presi lo Stato italiano, se quegli stessi immigrati oggi si azzardano a mettere un piede fuori dal loro centro di accoglienza, allora diventa come per magia un problema nostro, perché, sebbene nessuno lo avesse mai sospettato, a quanto pare la CEI sta in Italia.

L’ultima cosa (ma forse la più importante) che ci ha insegnato Salvini nel suo discorso di ieri è che i giudici non sono stati eletti, lui sì, quindi vince lui.

Quando un giudice sarà eletto, forse gli potremo permettere di accusare Salvini di sequestro di persona e forse potrà obbligarlo a restituire i soldi che il suo partito ha fregato al popolo italiano, prima no.

Tecnicamente, quello di ieri era un discorso eversivo: un ministro ha deciso che per lui le leggi non valgono, perché il 17% degli elettori lo ha votato.

In linea puramente teorica, in un paese normale, i suoi alleati (da sempre attenti al rispetto della legalità), una volta ascoltata quella diretta su Facebook, avrebbero quantomeno dovuto aprire una crisi di governo.

Ma niente, tutto tace.
Evidentemente Di Maio ci tiene moltissimo a parlarci ancora un po’ di Donnie Brasco #spazzacorrotti per accorgersi del fatto che il suo alleato vicepremier ormai parla, pensa ed agisce come la caricatura di un dittatore sudamericano del 900.

E intanto, nei sondaggi, il  felpato seguita a volare.

Se in Italia c’è ancora una sinistra, questo è il momento di battere un colpo.

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