STARBUCKS: IN FILA PER UN CAFFE’ AMERICANO

DI FRANCESCO ERSPAMER

Il caffè è come il vino: cambia a seconda della regione di provenienza e dell’annata. Ma gli americani che hanno decretato il successo di Starbucks non gradiscono le sorprese: dovunque si trovino e a distanza di mesi o anni pretendono di ritrovare lo stesso identico sapore. Come con la Coca Cola o la Budweiser. E quale è l’unico modo per rendere uniformi le enormi quantità di caffè vendute nei trentamila negozi della multinazionale di Seattle? Bruciarlo: il caffè bruciato sa sempre di caffè bruciato, senza oscillazioni.
Alla fine è questione di gusti, è chiaro, spontanei o indotti che siano. A me per esempio la Coca Cola piace, mio malgrado. Lo stesso mi pare significativo, e piuttosto deprimente, che la Milano da bere che negli anni ottanta aprì la strada alla lunga stagione del rampantismo liberista e berlusconiano, si metta in fila per consentire l’americanizzazione di un’altra grande tradizione italiana.