TRUMP, L’AMERICA E IL DISORDINE MONDIALE

DI ALBERTO BENZONI


E’ passato un anno e mezzo dall’elezione di Donald Trump. Quanto basta per capire dove sta portando l’America e il mondo. Ma le èlites europee si ostinano a considerarlo un fenomeno passeggero, un’anomalia,un pazzo scriteriato che sarà presto rimesso al suo posto dalle loro consorelle americane, eredi di Clinton ed eredi di Mc Cain uniti nella lotta. E via col Bla, bla, bla dell’incrollabile alleanza atlantica; anzi col Ron, ron, ron.
In realtà, il Nostro è sì anomalo, ma solo nel suo stile, mezzo anomalo, mezzo affarista d’assalto e mezzo pistolero da saloon. Perchè, per il resto, riflette sino in fondo gli umori del complesso militare-industriale, di Wall street e del neoevangelismo d’assalto. Come non avevano fatto i suoi due predecessori.
E basti ricordare, al riguardo, il testo sullo stato del mondo, preparato per il discorso sullo stato dell’Unione del neo eletto Bush, agli inzi del 2001. Dove non c’è traccia di ordini mondiali da costruire; mentre domina l’ansia per un’egemonia che si vede minacciata. Al punto da porre come elemento centrale l’esigenza di contrastare con tutti i mezzi l’ascesa di due potenze, la Russia e la Cina che questa avrebbero potuto contestare ( stiamo parlando di una Russia che stava ancora nella fase preagonica del regime di Eltsin e di una Cina ancora tuuta concentrata sui suoi problemi interni; dal che si potrebbe facilmente dedurre che la loro colpa consistesse essenzialmente nell’aspirazione ad un’esistenza indipendente).
Per sedici anni questo messaggio è stato sostanzialmente inascoltato. Da un’amministrazione sostanzialmente concentrata sulla lotta al terrorismo, sino a trascurare tutto il resto ( così da consentire, ma senza minimamente accettare, l’ascesa della Russia e di altri paesi emergenti, le ambizioni economiche globali della Cina e l’ascesa di regimi di sinistra in tutta l’America latina). E da quella successiva intenta a ricostruire l’egemonia Usa in termini di competizione economica tra il modello occidentale e gli altri, ridimensionando quella ideologica e militare.
E’ con Trump che la grande alleanza conservatrice e, per certi aspetti, reazionaria, si ricostruisce. E con il senso di urgenza, per tanti aspetti addiritura feroce, di difendere e di riaffermare un dominio che si vede minacciato da ogni parte.
Dominio. Non egemonia. Perchè l’egemonia si costruisce convincendo gli altri paesi a fare quello che tu vorresti che facessero; e all’interno di un ordine mondiale condiviso. Mentre il dominio si difende abbassando tutti gli altri al punto di moltiplicare il numero dei tuoi nemici e demolendo tutte le regole e le istituzioni che possano limitare la tua libertà d’azione.
Nasce così, sotto i nostri occhi, il nuovo disordine mondiale. un mondo di stati, e di uno più sovrano di tutti gli altri; un mondo che somiglia al mondo antecedente la prima guerra mondiale, ma senza il concerto delle nazioni e senza regole.
E quindi con il conflitto, condotto con tutti i mezzi, salvo quello dell’intervento militare diretto.
Una realtà che soprattutto noi europei dovremmo cominciare a guardare in faccia. Perchè di questo disordine mondiale siamo colpiti, in prima persona, sia direttamente che come vittime collaterali.
Parole al vento: perchè siamo stati, almeno sinora, ciechi e muti di fronte alle minacce che ci sovrastano: magari anche perchè talmente intenti a contestare i sovranismi di questo o di quello sino al punto di dimenticarci di difendere la nostra sovranità comune.