ADDIO A LUISA MANN, LEGGENDA DELLA NEW WAVE ITALIANA

DI FRANCESCO TADDEUCCI

La mia amica Lou se ne è andata all’improvviso come se fosse una leggenda del rock ‘n’ roll, mondo che era nel suo DNA almeno tanto quanto gli artisti della Hall of Fame. Sebbene quella parola oggi sia tanto svalutata, chi l’ha usata come “spirito guida” (cit.) per tutta la vita, sa quanto fosse preziosa. Perché poi finirà per accompagnarti anche se il tuo lavoro è creare siti internet o accudire animali, due cose che Luisa faceva molto bene. Cercavo una foto che mi ha scattato lei quando trasmettevamo insieme alla radio, in coppia, uno di fronte all’altro, senza tecnici o registi; erano anni in cui i dischi li sceglievano i conduttori, radio di personalità, non di playlist meccaniche. Ma non la trovo. Ma tanto nella foto c’ero solo io, felice con le cuffie in testa, ovviamente grazie a Luisa dall’altra parte. Per cui non vi siete persi niente. O forse vi siete persi semplicemente la migliore voce della radio, così come noi abbiamo perso un’amica vera, che lascio descrivere alle belle parole di Luca De Gennaro qui sotto. Ciao Luisa, che possa farci tu da spirito guida, almeno ogni tanto.

LUCA DE GENNARO da la stampa
Fino a pochi giorni fa era in onda quotidianamente su Radio Due Rai, al microfono del programma Commessi Viaggiatori. Era un ritorno alla radio dopo che negli anni ’80 e ’90 aveva condotto programmi all’avanguardia come Stereodrome. Luisa Buoni, che da sempre si faceva chiamare «Mann» in omaggio a uno dei suoi autori del cuore, era uno dei personaggi simbolo della new wave romana dei primi anni ’80, cantante della band Bu Bu Sex, look da femme fatale tra il dark e il new romantic, speaker a Radio Città Futura dove con la sua inconfondibile “erre” presentava i dischi della prima scena indipendente italiana.

Era la nostra amica, l’ amica più rock’n’roll che si potesse avere, sempre presente ai concerti e alle feste, giubbotto di pelle, sigaretta e l’immancabile, luminoso sorriso. Poi si era trasferita negli Usa per sposare il musicista Brian Ritche della band Violent Femmes e aveva vissuto a Milwaukee dove aveva fondato la band femminile The Lovelies. Dopo la separazione era tornata a Roma a fine anni ’90, aveva fondato una agenzia di web marketing di successo e sposato Adriano Lo Giudice, ex bassista della sua prima band, incontrato dopo tanti anni.

Il loro grande amore per gli animali li aveva portati ad aprire insieme il «pet store» Che Zampa, in Via Stamira. Luisa e Adriano avevano recentemente fondato i Radio Ethiopia, tribute band dedicata a Patti Smith, con cui si erano più volte esibiti nei locali romani, e il ritorno ai microfoni di Radio Rai era l’ ultima grande soddisfazione di una stagione felice. Ricoverata per un ictus pochi giorni fa sembrava che stesse migliorando ed era già tornata combattiva e punk come sempre, diceva agli amici che andavano a trovarla che voleva tornare a casa perché «qui in ospedale si mangia malissimo» e già pensava ai prossimi concerti con la sua band. Ieri il peggioramento improvviso.

Nel 1990 facevamo insieme un programma di Radio Rai in diretta da New York, dagli studi della radio pubblica nella City Hall, il municipio visto in mille film, quello con la cupola, l’enorme atrio e le scalone all’ingresso. Un giorno Luisa convinse il nostro regista, un fricchettone rasta che conosceva i segreti del palazzo, ad accompagnarci attraverso una stretta scalinata fino in cima alla cupola, altissima, all’ora del tramonto. Voglio ricordare Luisa così, seduta con me in cima al mondo con la birra e le sigarette a guardare il sole che scende sul ponte di Brooklyn e l’East River e la notte che prende il suo posto nella città più rock del pianeta. Because the night belongs to us. Ciao Luisa, ci si vede dall’altra parte.

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