FENATI: IL SOGNO DI UNA VITA DISTRUTTO IN UN ISTANTE

DI GIACOMO MEINGATI
È incredibile come si possa distruggere il sogno di una vita in un attimo.
È incredibile come si possa faticare anni per arrivare al top, e basti un momento di pazzia per distruggere tutto.
Per Romano Fenati è stato così, è stato un attimo, un istante, in cui, a 217 kmh sul circuito di Misano, ha perso il lume della ragione e, allungando il braccio sinistro, ha “pinzato” i freni del rivale Stefano Manzi.
Avrebbe potuto ammazzarlo.
“Ho problemi – ha detto Fenati – a gestire tutta quella rabbia che ho dentro, lo ammetto. Con Lea, la mia mental coach, ci stavo lavorando da due anni. Nella scorsa stagione sono stato tra i piloti più corretti, tutti sanno che guido pulito, ma volevo dimostrare a Manzi che anche io potevo essere cattivo. Se vedete il mio casco e la tuta c’è una lunga striscia nera, che viene dalla sua gomma. Mi ha attaccato tre volte, e anche lui avrebbe potuto uccidermi, come dite voi. Forse un vero uomo avrebbe mantenuto la calma, e a fine gara di sarebbe lamentato ufficialmente. Diciamo che non sono stato un vero uomo”.
Fenati ammette il suo errore, non si difende, non si arrampica sugli specchi, ma il suo è un gesto troppo grave, troppo evidente, grossolano, maldestro, e a questi livelli un passo falso del genere nessuno lo perdona. Per Romano Fenati il sogno che si era conquistato sembra essere già finito qui, a soli 22 anni.
Il team Marinelli Snipers lo ha licenziato seduta stante, e il contratto 2019 con MV Agusta è stato stracciato. I principali sponsor hanno fatto sapere a tutte le scuderie: “Guai a chi gli darà una moto in futuro”, e così, per un attimo di follia pura, Romano Fenati, a cui molti tra cui Valentino Rossi pronosticavano un futuro radioso, professionalmente è morto, finito.
Non solo, ma un istante dopo che le immagini della sua pazzia hanno cominciato a fare il giro del mondo, si è scatenata subito la “caccia al pinzatore”: migliaia di messaggi e commenti sui social di insulti e condanne, auguri di morte, telefonate a casa a ogni ora, insulti contro la fidanzata scritti sui muri delle strade di Ascoli. Più si sale in alto, si sa, più un errore si paga.
Romano Fenati ha deciso di andare in montagna per: “Provare a respirare di nuovo e a carpire”. Sul suo futuro ha dichiarato: “Sono stato tradito dall’istinto, ma vi sembra normale questa ondata di odio? A me, no. Penso sia arrivato il momento: è finita, addio.
Per un po’ lavorerò nei negozi di ferramenta di mio nonno, con lui e la mamma, del resto lo facevo già. Ho un progetto ad Ascoli, ma preferisco non parlarne”.
La vita, diceva un giovane e brillante filosofo danese, la si vive in avanti, ma la si comprende guardando indietro, e spesso, quando si è compreso di aver sbagliato, è troppo tardi per rimediare, soprattutto in un mondo in cui un errore commesso ad alti livelli diventa virale in pochi minuti, venendo visto da milioni di persone.
“Io – ha dichiarato il pilota – sono sempre sceso in pista per vincere. Per essere Romano Fenati. Ma mi rendo conto che a nessuno importa di me, di quello che sto soffrendo. E allora, meglio dire addio. Per sempre”.