PER CONFINDUSTRIA E’ ESSENZIALE LA PACE FISCALE

DI ALESSANDRO GILIOLI

Sintesi della lettura dei quotidiani in 10 punti (servizio pubblico per chi non ha tempo):

Alti lai dei centri commerciali contro l’ipotesi di limitare un po’ le aperture domenicali e festive, totalmente liberalizzate da Monti. Lode pubblica al Corriere: è critico, ma almeno ci fa anche sapere che in Germania e in Francia le norme sono assai più restrittive. In Francia e Germania, non in Corea del Nord e a Cuba.

Il quotidiano più arrabbiato di tutti, in proposito, è il Messaggero, che ci apre a tutta pagina in prima e dedica al tema due intere fogliate. Vi si legge: “posti a rischio”, “la serrata non tutela i consumatori”, “timori per gli occupati”, “monta la protesta”. Indovinate in quale business sta la famiglia proprietaria del Messaggero?

Intermezzo fact checking: la totale deregulation degli orari è stata introdotta il 1 gennaio 2012 per incentivare i consumi delle famiglie. Dal 1 gennaio 2012 al 31 dicembre 2017 i consumi delle famiglie sono calati di 5 miliardi. Insomma, ha funzionato benissimo, non vi pare?

In un’intervista però il capo di Confindustria dice che non tutto quello che fa questo governo gli dispiace, anzi. Ad esempio «è essenziale la pace fiscale», insomma la sanatoria agli evasori. Più in generale, Boccia dice che la svolta normalizzatrice dell’ultima settimana gli è stata assai gradita.

A proposito, sul Corriere si loda il ministro Tria che «in pochi mesi ha normalizzato i barbari gialloverdi» e ora il governo «Salvini-DI Maio fa meno paura ai banchieri».

Apprezzabile comunque che lo si chiami realisticamente “governo Salvini-Di Maio”, anziché col nome di quel simpatico avvocato a cui forse alle superiori non hanno spiegato bene cos’è successo in Italia l’8 settembre.

Ecco, appunto: forse basterebbe dire a Conte che l’8 settembre i centri commerciali possono restare tranquillamente aperti, così apprenderebbe che non è una festa, al contrario del 25 aprile.

Il Sole 24 Ore fa i conti sulla flat tax per le partite Iva, cioè l’unica che si farà a questo giro. I più favoriti saranno gli avvocati tra i 40 e i 50 anni del centro nord.

Mentre Martina chiudeva la festa dell’Unità a Ravenna, Renzi faceva un controcomizio alla festa dell’Unità a Firenze. Voi direte: ma Martina non era stato messo lì dai renziani, non era il suo fidato vice? Certo, ma ora ha una colpa incancellabile: non essere Renzi.

La guerra tra i generi oggi passa attraverso la tennista Serena Williams. Per le femministe (alcune, almeno) è un’eroina. Per un corsivista (maschio) della Gazzetta è solo diventata vecchia e grassa – e per questo si incazza.

PS. Momento nazigramma. È di sicuro una patologia professionale, ma ogni volta che vedo scritto Orban invece di Orbán, Sanchez invece di Sánchez e soprattutto Mitterand invece di Mitterrand mi incazzo. Poi mi passa appena mi ricordo che le cazzate che scrivo io sono molto peggio di un accento mancato o di una doppia sbagliata.