NAOMI OSAKA, SIMBOLO DEL GIAPPONE MODERNO

DI SERGIO DI CORI

Naomi Osaka vince il più prestigioso torneo di tennis a 20 anni. Figlia di un matrimonio misto tra un giapponese e una haitiana è diventata in questi giorni il simbolo del mondo che verrà.

Ha battuto a New York la pluridecorata e favorita Serena Williams, sconvolgendo ogni pronostico.
Il Giappone si è innamorata di lei.
E a Tokyo si è subito aperto il dibattito sui Diritti Civili ammettendo “la propria colpa storica” (parole ufficiali del primo ministro) per essere razzisti e non ammettere i matrimoni misti.
Naomi, infatti, nata nel 1998, è emigrata negli Usa quando aveva 3 anni perchè i genitori innamorati non potevano vivere in Giappone essendo continuamente attaccati perchè appartenenti a etnie e mondi diversi.
Da ieri, inconsapevolmente, Naomi è diventata il simbolo di una nuova idea progredita del mondo basata sull’accoglienza e sul riconoscimento del diverso da sè.
E’ la parte più bella dello sport. L’enorme capacità propulsiva nel riuscire a perforare l’immaginario collettivo trasformando gli atleti in messaggeri ambulanti di una necessaria pedagogia civile globale per migliorare le condizioni sul pianeta di tutti noi.
Nessuno escluso.
Vai, Naomi, oggi, sei tutti noi.