CILE 1973, UN ALTRO 11 SETTEMBRE. MICHELLE BACHELET CE LO RICORDA A MODO SUO

DI MARINA POMANTE

Era l’11 settembre del 1973, i corpi scelti, i reparti speciali selezionati direttamente dal Generale assediano La Moneda… ancora qualche ora ed entreranno con la forza… Un’operazione studiata nei minimi dettagli e non può lasciare vivo quell’uomo… E’ un uomo che ha rappresentato la speranza per il mondo intero. Un sogno, una chimera, far convivere libertà e giustizia, uguaglianza e diritti. La sua voce avvolgente parla sulle onde di Radio Magallanes, entra nella Casa de la Isla Negra, risveglierà Don Pablo dall’oblio.
La dignità dell’uomo si percepisce dalla potenza della sua voce, così sicura, non conosce paura anche nell’avvicinarsi della morte. Una voce orgogliosa, viva. Una voce che resterà indelebile nella memoria del Cile e attraverso le onde di Radio Magallanes entra nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle miniere di rame.
Quella voce abbraccia e apre i cuori, scuote le coscienze e incita il rancore degli avvoltoi.
Il Generale Augusto Pinochet è pronto ad assediare il palazzo, quando sente quella voce emette un: “hijo de puta…”
i caccia sono pronti a bombardare il palazzo della Moneda a Santiago… La residenza del presidente democratico Salvador Allende.
Pinochet sarà la figura chiave che abbatte la democrazia, neanche un mese prima è nominato da Allende, capo delle Forze armate. L’ufficiale deve gli ultimi due importanti avanzamenti di carriera proprio al presidente, ma ne tradisce la fiducia mettendosi a capo dei golpisti quando si rende conto che il moto interno ai militari avrà successo.
Sferrato l’attacco, Allende non cede all’intimazione dei congiurati, non gli interessa avere salva la vita, non riconosce la legittimità di chi, con la forza, lo vuole cacciare. Le sue ultime foto da vivo lo ritraggono con un elmetto e un mitra in mano, assieme agli uomini che gli sono rimasti fedeli. Il presidente morirà in quegli scontri, chi dice assassinato, chi dice suicidato. Allende, nel suo ultimo proclama, conoscendo già il suo destino, denuncia il tradimento subito, senza perdere la fiducia in un futuro migliore.
Il presidente parla al suo popolo, ricorderà le lotte epocali dei poveri, degli emarginati, che incita il riscatto del popolo. Saranno parole chiare, nette, emesse dalle onde di quella radio, arriveranno al popolo cileno in tutta la loro sconvolgente comprensibilità… parole che dicono: “Mi rivolgo alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini. E prosegue: “mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro Paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo. Abbiamo assistito ad attentati terroristici che hanno fatto saltare ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.
Salvador Allende che attuò con la sua ideologia, “La vía cilena al socialismo”, con i suoi gesti, le sue riforme a favore del popolo, la nazionalizzazione di determinate grandi imprese (soprattutto quella del rame), la riforma del sistema sanitario, un proseguimento delle riforme del suo predecessore Eduardo Frei Montalva riguardanti il sistema scolastico, un programma per la distribuzione gratuita di latte per i bambini e un tentativo di riforma agraria. Già il precedente governo di Eduardo Frei aveva parzialmente nazionalizzato il rame, acquisendo il 51% delle miniere di proprietà straniera. Allende espropriò la percentuale restante senza ricompensare le compagnie statunitensi che possedevano le miniere.
Quell’11 settembre del’73 era l’uomo politico che chiedeva al suo popolo di combattere e non farsi crivellare sotto gli spari del Condor, e nemmeno farsi umiliare.
Saranno le sue ultime parole prima che qualcuno tagli anche l’ultimo collegamento fra Salvador e il mondo, fra Salvador e Don Pablo, fra un esempio di giustizia e un poeta.
Parole espresse come un giuramento altissimo di dignità: “queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà vano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento”.

Quel giorno l’11 settembre 1973 cambierà il destino del Cile, da quel momento il popolo verrà torturato.I giorni che seguiranno saranno tragici: arresti e torture di massa, lo stadio di Santiago stipato di prigionieri per giorni.

Anche la vita di Michelle Bachelet, iniziò quell’11 settembre.
La Bachelet ebbe il padre e la madre torturati. Il padre era un generale dell’aeronautica antigolpista, morì a causa delle sofferenze.
Anche Michelle venne torturata…Dovette rifugiarsi in Australia per salvare la pelle.
Oggi è l’Alto commissario dei diritti umani dell’Onu, sicuramente una donna molto preparata quando si tratta di diritti umani.
Quando torna in Cile, ritrova il riscatto e inizia la sua nuova vita. Laureata in psichiatria, specializzata nelle patologie dell’infanzia e dell’adolescenza presenti tra i ragazzi vittime di abusi e torture.
Ma il destino le riserva grandi cose… Lei che il giorno dell’arrivo di Pinochet, era già iscritta alla gioventù del Partito Socialista.
La Bachelet ha un passato così colmo di grande dolore riuscirà a vivere la sua rivincita, che la ripaga delle sofferenze subite da lei e la sua stessa famiglia.
La sua carriera politica è sempre in ascesa, diventa ministro della Salute, della Difesa, fino a diventare il Presidente della Repubblica.
Per ben due volte le vengono concesse le chiavi delle porte dello studio di Salvador Allende, nel 2006 e poi ancora nel 2014.
Diventa il primo presidente donna del suo Paese e anche il primo politico cileno ad essere rieletto alla massima carica nazionale dopo otto decenni.
Il 10 dicembre del 2006 Augusto Pinochet muore e la Bachelet gli rifiuta di riservagli un funerale di Stato.
L’11 gennaio 2007 sono stati pubblicati i sondaggi relativi alla popolarità della Bachelet registrando il 54,3% di approvazione.
Ha guidato in maniera esemplare il Cile che, anche se segnato dagli enormi problemi sociali, può godere dell’inattesa fortuna derivante dal decollo dei prezzi del rame. La sua grande passione politica la porta a guardare anche oltre l’orizzonte… Dietro la soglia del palazzo Moneda, ci sarà un altro palazzo ad attenderla, quello di vetro delle Nazioni Unite.
Tra il 2010 ed il 2014 è sottosegretario generale dell’Onu e direttore esecutivo di U.N. Women, il nuovo ente impegnato nella parità di genere.
Notata dal futuro segretario generale, Antonio Guterres, tanto che le propone, nel momento che la Bachelet si libera dagli impegni, un posto che scotta, quello di presidente del Consiglio sui diritti umani.
Michelle Bachelet, è una donna forte che non si farà certamente intimorire da nessuno…

In Italia ha fatto infuriare Salvini.
L’Alto commissario Onu, nei giorni passati ha annunciato: “Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per osservare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e rom” e ancora: “Il Governo italiano ha negato l’ingresso nei porti alle navi da soccorso delle Ong. Questo tipo di atteggiamento politico e altri sviluppi recenti hanno conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili. Sebbene il numero di migranti che attraversano il Mediterraneo sia diminuito, il tasso di mortalità per coloro che hanno compiuto questa traversata insidiosa è stato nei primi sei mesi di quest’anno ancora più alto di prima” la Bachelet non ha usato mezze misure contro il Governo italiano.
L’annuncio è arrivato nel corso dell’apertura dei lavori del Consiglio Onu per i diritti umani, riunito fino al 28 settembre: è stato precisato che una task-force simile sarà inviata anche in Austria per gli stessi motivi.
Probabilmente farà lo stesso anche con Trump.

Il silenzio non ti fa rispettare da nessuno…
I rapporti con gli Usa sono in questo momento ad un minimo storico e gli Usa sono il principale finanziatore del Palazzo di Vetro.
Poi all’alto commissariato sui diritti umani, un’altra donna, la rappresentante di Trump, Nikki Haley che ha lasciato il congresso in maniera fragorosa, ha accusato la Bachelet di ipocrisia e ignoranza. Anche lo stesso predecessore della Bachelet, il giordano Zeid Raad al-Hussein, principe di una dinastia filoccidentale come quella hascemita, ha avuto una lunga serie di scontri con Washington. Inoltre un mese fa al momento di lasciare l’incarico, ha confidato ai giornalisti che Guterres in persona qualche volta gli ha chiesto se fosse davvero necessario usare certi toni e un certo linguaggio. Dichiarando: “Ho preso le sue esortazioni come consigli informali di un amico personale”. Insomma Zeid Raad al-Hussein è andato avanti per la sua strada senza nessuna remora, ribadendo che:”il silenzio non ti fa guadagnare il rispetto di nessuno”.
Una frase, un motto, che la Bachelet sembra aver fatto subito suo e già nel suo discorso di insediamento ha annunciato proprio l’intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e razzismo. Il Governo italiano, ha reagito tra un composto dissenso e un’aperta insofferenza in special modo di Salvini che ha dichiarato: “Non prendiamo lezioni”, aggiungendo:”L’Onu può mandare chi vuole, l’Italia non è un Paese razzista”
Ma adesso la controversia è aperta e la signora Bachelet non è tipo da voler passare per chi ha accettato di stare zitta.
Farà parlare di sé, Michelle Bachelet.
Una donna che ha vissuto con il suo stesso popolo il dolore. Così forte da tenere testa ai grandi potenti della terra. Farà saltare gli equilibri e oltremodo non sarà intimorita da un’alzata di voce. Nikki Haley è avvertita e anche Donald Trump.