CRONACA ROMANZATA. LA FELICITA’ SPEZZATA IN AUTOSTRADA

DI CLAUDIA PEPE

Ora posso scrivere libera da tutti e da tutto. Libera da censure, libera di esprimere le mie emozioni e i miei sentimenti. Tanti mi hanno accusato di interpretare. Ma scusatemi, io vivo l’esistenza ascoltandone l’essenza, perché io la morte la vivo ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo. E ne conosco il profumo.
Ora vi racconto questa storia: leggetela, è una notizia vera, però raccontata da me.
Stavo tornando a casa, avevo con me le mie due bambine. La più piccola non ha neppure un anno. Avevamo fame e tornando a casa, dopo una giornata piena, cinguettavamo insieme, “Cosa si mangia stasera mamma?”. “Quello che volete angeli miei, cosa dite di una bella pastasciutta?” “Siiiii, ma dopo ci racconti una favola e ci copri di bacini e carezze. Ok?” Certo meraviglie mie”, e pensavo alla fortuna ad avere una famiglia felice, ad avere una casa, due figlie sane. Pensavo che questa è la felicità. Mentre stavo guidando tranquilla ho sentito improvvisamente una botta. Improvvisamente ho capito di essere stata tamponata. E repentinamente ho pensato alle mie figlie. Sono scesa per prendere il triangolo. Io, mamma di due splendide figlie mentre pensavo alla vita delle mie cucciole, sono stata travolta da un’altra macchina e sono morta. Cazzo ho pensato, no! Le mie figlie sono sole, non avranno più la mamma e sono sole su quella macchina che è un’ombra con due aurore dentro. Sono morta, merda. Non pensavo che la vita fosse così, non pensavo che un attimo potesse vedermi su questa autostrada sentendo che la morte mi leccasse così da vicino. No, cazzo! Perché a me, perché alle mie figlie. Perché? Rispondimi Dio, rispondimi perché ora che sono agonizzante in questa strada, hai preso me e non chi uccide, delinque, corrompe, estorce. Rispondimi Dio!. Stanno venendo a soccorrermi: chi mi ha tamponato e un altro automobilista. Sono morta martedì sera poco dopo le 20 sull’autostrada A8 «dei Laghi», all’altezza dello svincolo di Rho Fiera Milano, per la Tangenziale Ovest. Mentre ho pochi attimi di vita, e continuo a ripetere il mio nome sperando di tenermi sveglia. Rivedo in un attimo tutto: il mio passato felice, due figlie, e la a mia vita come la volevo indossare. Le mie bimbe di 5 anni e 8 mesi. Cazzo che sfiga!. Dio dove sei! Rispondimi! Sono qui sulla strada con il sangue che mi inonda il corpo e vedo che anche agli altri non è andata bene. Ma loro, non hanno lasciato due aurore su una macchina in autostrada. Ho capito mentre agonizzavo che C. C., 37 anni, di Monza ha subito l’amputazione di una gamba ed ha fratture al volto e ecchimosi su tutto il corpo. La prognosi è riservata. Mentre ero stremata ma non an ora morta, ho sentito sopraggiungere una terza auto, guidata da un 32enne, che ha accostato sulla corsia di emergenza e, senza scendere dalla vettura, ci ha gridato di risalire immediatamente in auto, perché era troppo pericoloso. Ma in quel momento sul gruppo è piombata ad alta velocità una quarta vettura, guidata da un 54enne, che ci ha travolto. Ma io ero già nel cuore delle mie bimbe.
Sono arrivate tre ambulanze, l’automedica e gli equipaggi dei Vigili del Fuoco di Milano Messina. Io pensavo alla mia anima deturpata dallo scippo delle mie bimbe. Sì sono morta per caso, mi chiamo Barbara e ho lasciato due sogni, due emozioni. Ho lasciato quei due desideri, quei due sorrisi che mi facevano alzare ogni mattina, e mi ridavano la grazia dell’esistenza. Spero solo anime mie, che un giorno a Scuola vi insegneranno questa poesia che la mamma ha amato tanto. Sono in questa strada, sono morta ma penso a voi.

Supplica a Mia Madre di Pier Paolo Pasolini

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

L’ho ricordata prima di pronunciare per l’ultima volta i vostri nomi. Poi, la morte si è ricordata che ero ancora viva.
Vi amo.