DECRETO MILLEPROROGHE, DALLA CAMERA OK ALLA FIDUCIA

DI CHIARA FARIGU

Il governo Conte con 329 sì ha ottenuto la fiducia al cosiddetto “DECRETO MILLEPROROGHE”, già approvato dal Consiglio del Ministri, lo scorso luglio.
Il ricorso alla fiducia ha scatenato l’ira del PD che ha occupato l’Aula di Montecitorio dando vita ad una maratona ostruzionistica durata tutta la notte. Dopo una breve pausa, i lavori, ripresi alle 10 di stamattina, proseguiranno senza soluzione di continuità fino all’approvazione del decreto. Le dichiarazioni di voto cominceranno al termine dell’illustrazione dei circa 160 ordini del giorno. Suona davvero strano, per non dire bizzarro, questo mal di pancia dei dem, i quali, a botta di fiducia, hanno approvato riforme di gran lunga più importanti di un MILLEPROROGHE che, come dice il nome, è una norma il cui scopo principale è quello di rinviare scadenze di leggi ormai vicine al termine.
Una sorta di contenitore in cui finisce un po’ di tutto.

Un provvedimento relativamente giovane, poiché risale al 2005, durante il secondo governo Berlusconi, l’anno in cui introdotto per la prima volta. Scopo della normativa, come detto, rimandare l’entrata in vigore di alcune disposizioni ancora da definire e di allungare i termini di scadenza di altri che sarebbero giunti a compimento alla fine dell’anno in corso. Un provvedimento-calderone, tuttavia di una certa utilità: risolve in un solo colpo e celermente una serie di problemi che altrimenti avrebbero richiesto tempi e approvazioni distinte. Le cui misure, è bene sottolinearlo, essendo parte integrante di un decreto legislativo, entrano subito in vigore, ricevuto il via libera dal Consiglio dei Ministri, che deve essere confermato, entro 60 giorni, da un voto delle due Camere.

In Aula, gran parte del dibattito si sta focalizzando su alcuni temi riguardanti la scuola: l’obbligo vaccinale e i requisiti di ammissione all’esame di maturità, quelli più caldi. Due punti, soprattutto il primo, che sembravano aver trovato una collocazione definitiva, in continuità col precedente governo, ma che, tra tira molla vari, ha finito per essere rimesso in discussione scatenando incertezze e confusione tra le famiglie e gli istituiti scolastici che devono applicare la normativa. Rinviata al 10 marzo la presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni, sino ad allora è valida l’autocertificazione. Le scuole sono tenute a verificarne la veridicità ma la responsabilità, per eventuali dichiarazioni mendaci, ricade esclusivamente sul singolo. Un compromesso papocchio visto che sarà pressoché impossibile comprovarne l’autenticità, mancando ancora in molte Regioni, l’anagrafe vaccinale.

Altro rinvio, altrettanto discutibile, visto lo stato in cui versano gli edifici scolastici, è la proroga al 31 dicembre 2018, per effettuare le analisi di VULNERABILITÀ SISMICA delle scuole e decidere, da parte del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), lo stanziamento dei fondi destinati all’edilizia scolastica.

A cambiare, ancora una volta sarà l’ESAME di STATO. L’alternanza scuola-lavoro e il superamento delle prove Invalsi, requisiti obbligatori introdotti dall’ex ministra Fedeli, con Bussetti non avranno più un ruolo centrale. Non saranno aboliti ma non avranno alcuna rilevanza ai fini dell’esame.
Rimane invece il BONUS CULTURA di 500 euro per i 18enni per l’acquisto di libri, dischi, riviste, biglietti per concerti, musei, teatro e quant’altro ritenuto utile per la formazione.
Altro tema caldo, anzi bollente, oltre ai vaccini, è la sospensione dei bandi che assegnano 1 miliardo e 600 milioni, in tre anni, alle periferie. Un taglio che ha mandato su tutte le furie i sindaci d’Italia, poiché disattendono le rassicurazioni ricevute dallo stesso premier Conte che, però, col ricorso alla fiducia, escono di scena.

La giornata odierna si preannuncia impegnativa e altrettanto lunga e combattiva, con un’opposizione che sembra essersi svegliata dal lungo torpore dopo la batosta del 4 marzo. “L’opposizione c’è”, twitta Renzi, “i nostri deputati, da soli, in aula, a lottare contro la legge vergognosa sui vaccini. Oggi vincono i cialtroni ma la scienza tornerà presto a prevalere sull’ignoranza”.

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