I SOCIAL HANNO FATTO MOLTO MALE A INTERNET

DI MASSIMO RIBAUDO

Stavo guardando queste fotografie del bel servizio su Il Post relativo al primo giorno di scuola. E mi sono ricordato come si navigava e come si usava internet prima che arrivassero Facebook, Twitter e Instagram. Fu quell’uso a dare un senso al concetto di GLOBALIZZAZIONE.
Premessa: io utilizzo la rete del 1997 e nel 2002 ho costruito il primo portale italiano per una rete di tutte le società di servizi pubblici locali.
Nel 2001, chiacchierando con universitari americani, seppi che le loro nonne settantenni già acquistavano tutto su internet.

Navigando su internet si aveva una sensazione: al di là del credo religioso, dei simboli, dei rituali, delle convinzioni politiche, l’ESSERE UMANO è lo stesso a tutte le latitudini. Si, vabbé, i giapponesi sono un po’ strani (tutti i primi nerd internettiani si sono interessati più al Giappone che alla loro città, per varie motivazioni culturali, tecnologiche e feticistiche ), ma le loro famiglie sono come le nostre, e come quelle inglesi, australiane e ugandesi.

Nuovo millennio. Il denaro non ha confini. Perchè devono averlo gli esseri umani? E vai di globalismo.

E poi è arrivato Facebook, maledizione. Con i dolcetti del TUO fornaio, con la festicciola del TUO paese, con i TUOI figlioletti e la TUA famigliola, con la cerchia di quelli che la pensano come te. Con la TUA bolla privata.

Dall’ESSERE un navigatore, si è passati all’avere (affittata da Mark Zuckerberg) una barca in uno stagno privato, arredata da like e foto di gattini.

E sulla barca adesso è arrivato Salvini e ha chiuso i porti. Perchè noi abbiamo chiuso la nostra visione del mondo.

Guardatevi queste foto del primo giorno di scuola, viaggiando nel tempo e nello spazio, e capirete cosa voglio dire.