IL REDDITO DI CITTADINANZA E’ UN PRIMO ESSENZIALE PASSO

DI MICHELE PIZZOLATO

Non è xenofobia. Se le mense dei poveri iniziano ad essere affollate anche dal ceto medio impoverito. Se la condizione di lavoro per masse di giovani e meno è un precariato senza prospettive, pagato vergognosamente poco quando non fuori dalle regole. Se assistenza e politiche abitative popolari sono svanite in decenni di disastroso governo del partito della nazione. Se tutto questo è la vita di oramai 5 milioni di italiani sotto la soglia di povertà e altri milioni a ridosso, è NORMALE che l’extracomunitario in arrivo sia considerato un concorrente per il lavoro più dequalificato e precario e per la mensa dei poveri. Le lezioncine radical che arrivano da palchi di ricche sale convegni su diritti umani e accoglienza, per queste persone, generano solo rabbia. Rabbia e una domanda: il mio diritto ad una esistenza dignitosa chi lo difende? E’ per questo che la soluzione non può essere ne’ la xenofobia, la guerra fra i poveri, ne’ il negazionismo radical chic dei problemi dell’accoglienza sulle spalle e nei quartieri degli altri. La soluzione è nell’immediato condividere il carico dell’accoglienza sia geograficamente – l’Europa – sia socialmente: ad esempio qualche centro di accoglienza e identificazione nei quartieri ricchi – anche in centro Milano. Ad esempio perché non a fianco di qualche grande multinazionale del caffè appena aperta per preservare il valore delle case nelle periferie e redistribuire con progressività il costo dell’immigrazione sui ricchi? Sarebbe peraltro una buona iniezione di buon senso per i “Capalbio boys” di ogniddove. Nel medio periodo serve ricostruire lo stato sociale, l’aiuto vero ai cittadini. E serve farlo senza raccontarci le favole di una futura crescita che darà lavoro e benessere per tutti. Serve davvero iniziare a sganciare la cittadinanza e la dignità dal lavoro. Il reddito di cittadinanza è un primo essenziale passo.

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