MARIO NAVA SI È DIMESSO DALLA PRESIDENZA DELLA CONSOB

DI ALBERTO EVANGELISTI

Si chiude con le dimissioni la vicenda legata alla presidenza della Consob: dopo un prolungato fuoco incrociato proveniente da Lega e 5 Stelle, Mario Nava si è dimesso dichiarando “senza alcuna vena polemica, e avendo come unico obiettivo l’interesse più alto dell’Italia, rimetto con dispiacere le mie dimissioni da Presidente della Consob informandone la Commissione ai sensi dell’articolo 4.3 del Regolamento Consob. Sono certo che il mio sacrificio personale rasserenerà gli animi, dimostrerà quanto tengo personalmente all’indipendenza di questa Autorità al di là dei miei interessi personali, e permetterà al Governo di indicare un Presidente con caratteristiche ad esso più congeniali” e segnando probabilmente così un record di brevità della durata dell’incarico, iniziato appena pochi mesi fa su proposta del Governo Gentiloni

Mario Nava era stato selezionato per le indubbie capacità settoriali legate ad un curriculum di notevole livello: laurea in economia all’Università Bocconi, nel 1992 una laurea specialistica all’Università cattolica di Lovanio in Belgio, nel 1996 un dottorato in finanza alla London School of Economics; dal 2004 al 2009 ha guidato l’unità Infrastruttura dei Mercati Finanziari presso la Commissione europea, dal 2009 al 2013 è stato responsabile dell’unità Banche e Conglomerati Finanziari, da maggio del 2016 è stato nominato direttore per il monitoraggio del sistema finanziario e gestione delle crisi presso la Direzione generale dedicata ai servizi finanziari; in ambito europeo è considerato uno dei funzionari comunitari più preparati nel mondo complesso dei servizi finanziari, motivo per cui è apparsa fin da subito la figura ideale per guidare l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari.

Motivo “dichiarato” dell’astio di Lega e 5 Stelle, il fatto di aver accettato la nomina per mezzo dell’istituto del distacco invece che dell’aspettativa per motivi privati. Secondo le accuse mosse dalla maggioranza il distacco non avrebbe consentito al Presidente Consob una reale indipendenza dalle istituzioni comunitarie, non risultando quindi una figura di garanzia idonea a tutelare gli interessi nazionali.

Da qui l’avvio di una serie di iniziative, istituzionali e mediatiche, compresa una interrogazione parlamentare presentata dagli eurodeputati Marco Valli, Fabio Massimo Castaldo e Piernicola Pedicini (alla quale ha dato risposta il Commissario Günther Oettinger il 4 settembre scorso) e una richiesta esplicita di dimissioni, avanzata dai capigruppo di maggioranza di Camera e Senato.

Quindi, il punto “dichiarato” della vicenda sarebbe che, il successore alla presidenza Consob di Vegas, a suo tempo nominato con criteri squisitamente politici e senza alcun curriculum settoriale a supporto, tanto da rendere impietoso un confronto delle due figure, viene ritenuto inidoneo a ricoprire la carica e di “imbarazzo per le istituzioni” per la posizione amministrativa scelta per ricoprire l’incarico, nonostante quella stessa posizione sia espressamente prevista fra le possibili scelte e sia tata avallata dalle istituzioni europee, italiane politiche (Presidenza del Consiglio) e di garanzia (Presidenza della Repubblica e Corte dei Conti).

Il master message lanciato per bocca del Vicepremier Di Maio è in piena coerenza con le esternazioni degli ultimi tempi in ogni settore dell’attività di Governo, secondo cui esisterebbe la chiara necessità di assicurare che l’autorità di controllo non sia “asservita” a logiche europeiste.

Un po’ difficile da credere, anche per lo stesso Nava che ci tiene a precisare come “la questione legale della posizione amministrativa non (…) necessita miei commenti ulteriori. La questione è quindi solo politica”.

In effetti rimane abbastanza oscuro individuare in concreto quali motivi di incompatibilità, sia nei confronti delle Istituzioni europee che delle Società controllate, richiedessero un passo indietro del Neopresidente, specialmente considerando il fatto che, per una volta, fra funzioni dell’incarico e soggetto incaricato era individuabile un legame chiaro e reale di competenze richieste-possedute.

Tralasciando l’ipotesi che la maggioranza, divisa quotidianamente sulle principali questioni di governo, sia invece compatta nella valutazione burocratiche delle posizioni amministrative legate agli incarichi (scusate ma non ce la faccio a far finta di crederci), rimane una soluzione più ovvia: il sacrificio di Nava è il primo atto di una occupazione manu militari di tutte le principali posizioni di primo piano, soprattutto negli ambiti economici e finanziari, in cui andrebbero inseriti personaggi di stampo antieuropeista e sovranista, in linea con le visioni di Governo.

In coerenza con questa visione sarebbero anche i retroscena, riportati copiosamente sulla stampa specializzata, che raccontano dell’intenzione di portare avanti analoghe iniziative al ministero del Tesoro, con l’intento di creare un cuscinetto ed isolare il mal sopportato Ministro Tria, o ancora, l’intenzione di creare una rete di alti funzionari, dirigenti e tecnici, allineati con il Governo, che non costituiscano intralcio qualora si rendesse necessaria (o venisse provocata) una resa dei conti finale con l’ Europa.

Sia chiaro, adeguare entro certi limiti l’attività delle Pubbliche Amministrazioni al progetto di Governo è cosa lecita che, tuttavia, indica nonostante le parole, con i fatti, la direzione che l’esecutivo intende prendere in campo economico. In ogni caso tale libertà è maggiormente limitata e la casistica appare più delicata e meno scontata quando si parla di istituzioni di garanzia, come appunto la Consob.

Per fare la prova del nove, o magari ricredersi, non resta che sapettare e vedere quale sarà la figura scelta in sostituzione di Nava, se non altro per constatare la veridicità del commento di Di Maio alle dimissioni: “Vi prometto che nomineremo un servitore dello stato e non della finanza internazionale. Volteremo pagina assicurando alla Consob un presidente che possa esercitare pienamente e liberamente il suo ruolo”.

Vogliamo crederci. Fino a curriculum contrario.