MATTARELLA, IL POLITICAMENTE CORRETTO E LA MAGISTRATURA

DI ALBERTO BENZONI


Nel mondo incerto e pericoloso in cui viviamo il nostro presidente della repubblica è, almeno psicologicamente, un grande elemento di conforto. Perchè, in ogni circostanza, sappiamo in anticipo quando interverrà e cosa dirà: al punto di essere in grado di scrivere il suo intervento al suo posto. E di sapere, su ogni possibile argomento, che cos’è politicamente corretto e cosa non lo è.
E però il mondo del politicamente corretto è il regno delle parole, delle forme, delle regole, dei divieti; un mondo in cui il presidente è il garante supremo e in cui ogni sua parola deve fare testo. Mentre la politica è il regno del disordine, del conflitto, della complessità, delle verità e della falsità tra loro mescolate da essere tra loro indistinguibili.
Questo per dire che il richiamo all’ordine di Mattarella: leggi al rispetto dell’indipendenza della magistratura dopo le intemperanze di Salvini, è corretto, anzi doveroso; ma al prezzo di mettere da parte i termini politici della questione. Che non sono quelli di una, del tutto ipotetica, violazione dell’indipendenza della magistratura da parte della politica; ma, al contrario, di una specie di “servitù volontaria”della politica rispetto alla magistratura.
E’ questo il frutto della scelta, compiuta, una volta per tutte, negli anni di Tangentopoli. Un’occasione unica, per la repubblica dei partiti, di fare ordine al suo interno stabilendo nuove regole condivise; si preferì seguire l’onda di un successo, garantito dall’intervento dei giudici, delegando loro il ruolo di custodi non della legge ma della virtù. E contando, in tal modo, di continuare ad ottenere, con le sentenze o magari anche solo con le inchieste, quella sconfitta dei loro avversari che erano incapaci di ottenere con le armi della politica.
Si sono così rapidamente trasformati i comportamenti scorretti in reati, moltiplicando le inchieste e diminuendo le sentenze; e, nel contempo, moltiplicando le misure contro la corruzione, salvo al vederla crescere sotto i nostri occhi. In una corsa verso l’abisso – a partire dal discredito e della politica e della giustizia- che nessuna vuole o sa contrastare.
Una corsa verso l’abisso, di cui la ( le) vicende giudiziarie di Salvini e della Lega sono manifestazione . Perchè qui ci si trova di fronte alla classica alternativa del diavolo: o la carcerazione del Nostro e la distruzione del suo movimento, oppure la sua vittoria politica e l’avallo alle sue pulsioni eversive.
Aspettiamo, allora, fiduciosi, il prossimo intervento di Mattarella. Anzi, la sua “moral suasion”; disposti a non commentare più le sue esternazioni…