PERCHE’ VORREI INSEGNARE NELLE SCUOLA MEDIA (CHIUSA) DI VENTOTENE

 

 

 

DI CLAUDIA PEPE

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Chiude la scuola media dell’isola di Ventotene, in Lazio. E quando si chiude una Scuola è sempre il fallimento di un Paese, è la chiusura di orizzonti, la chiusura di una porta. E’ la negazione del proprio essere. Hanno innalzato un muro senza pensare a chi rimarrà fuori. Ventotene, famosa per essere patria dell’Unione europea, fautrice di un manifesto che sosteneva la necessità di creare una forza politica esterna ai partiti tradizionali, inevitabilmente legati alla lotta politica nazionale, e quindi incapaci di rispondere efficacemente alle sfide della crescente internazionalizzazione. E proprio a Ventotene terra di un’idea politica, culturale e significativa per tutta Europa, si chiude l’ennesimo entrata. Il portale del sapere, del conoscere, dei campi arati e del loro perimetro labile, di orizzonti così colorati da dipingere il mondo intero.
È da parecchio che l’unica scuola di Ventotene, l’hanno lasciata andare. È da tempo che gli studenti non sono attratti da quella scuola piccola ma aggraziata, incorniciata dalla mano di Dio. L’anno scorso non è stata chiusa perché si sono iscritti due allieve di terza media. Ma dopo la terza media, è difficile che qualcuno si iscriva in un’Istituzione che già patisce di tutto. Una scuola non ha più velleità di aprire i portoni alle 7,30 e chiuderli alle 14,00. L’amministrazione comunale ha fatto di tutto. Il sindaco che è un grande sindaco, Gerardo Santomauro, aveva anche proposto di accogliere sull’isola rifugiati con i loro bambini. Ma l’’idea, però, non è piaciuta a molti abitanti dell’isola, che ripetono: “Già mancano i servizi per noi, non ci possiamo permettere di accogliere altre persone. E poi non c’è lavoro per tutti”. Inoltre i fondi chiesti al ministero dell’Interno per avviare il progetto non sono arrivati. Risultato: la scuola media chiude. “Per sempre – sottolinea il preside – perché quando una scuola chiude non riapre più. E adesso sono a rischio anche le elementari (fonte Latina Today). L’amministrazione comunale con il Sindaco in testa, ha trovato un muro di gomma dove sbattendo la testa si rimbalza sempre nel vuoto. L’Istituto “Altiero Spinelli” sarà chiuso. E con i portoni che si chiudono si chiude tutto. Non si riaprirà più quella scuola per accogliere giovani ragazzi baciati dal sole che rincorrono il profumo, il fascino primordiale di una natura incontaminata. Senza pretese di lusso e vita mondana, ma con il profumo di origano, limoni, grano e lenticchie, fattorie dall’aria campagnola, vita di paese, fondali rocciosi e acque trasparenti dove si incrociano branchi di palamite, ricciole, lucci di mare, cernie o scorfani.
Quanto vorrei mi chiamassero lì, andrei a entusiasmare quei ragazzi, quei visi accarezzati dal sole, quei bimbi che dovrebbero entrare nella loro scuola, giocare divertirsi, imparare e conoscere. Hanno il mare, il sole la bellezza che sovrasta tutto il male che il mondo alimenta. Loro vivono in paradiso, e io vorrei quelle chiavi. Chiedo troppo? Non si può chiudere una Scuola in un momento come questo, non si può e non si deve chiudere l’incanto, il fascino, l’attraenza, l’avvenenza, la grazia e l’eleganza. E soprattutto non possiamo chiudere i cancelli alla cultura, all’istruzione, alla civiltà e al clima intellettuale. Stiamo facendo morire delle persone, dei ragazzi, degli studenti, dei bimbi. Degli esseri umani. “Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte costituzionale.” Pietro Calamandrei. Mandatemi a Ventotene, vedrete come farò rinascere la scuola. Per favore