TUTTI A SCUOLA

DI CLAUDIA BALDINI

Ho letto solo oggi il rapporto su povertà educativa e resilienza di buona scuola (pubblicato da Save the Children) a luglio.
Un pugno nello stomaco. Dopo poche righe scopro che è drammaticamente bassa la capacità di riscatto che le scuole garantiscono ai ragazzi provenienti da ambienti familiari disagiati. La scuola ha troppi problemi suoi e non offre un salvagente ai ragazzi che hanno il disagio sociale ereditato e scontato dalla nascita.

Questi ragazzi hanno una fortissima probabilità di non raggiungere le competenze minime rispetto ai coetanei delle famiglie più benestanti. Altro che buona scuola (che pure esiste, soprattutto grazie ala grande volontà di molti docenti): qui si consuma rassegnati un dramma.
Se la scuola smette di essere strumento di rimozione degli ostacoli alla diseguaglianza (Piero Calamandrei) e si adegua al dannato “resti quel che nasci”, che scuola è mai? Che ce ne facciamo?

Ma non finisce qui. Perchè se ci si pone la domanda cruciale : se la scuola fallisce, i ragazzi predestinati alla povertà educativa, trovano riscatto da qualche altra parte?
No, dove c’è degrado del contesto socio-urbano c’è basso riscatto educativo. Pare che non basti la favola dell’edilizia scolastica o della lavagna tecnologica, ma occorra occuparsi anche dell’ambiente urbano dove i ragazzi vivono il loro tempo, perché questo potrebbe funzionare da fattore protettivo, offrendo resilienza.

Se la scuola fallisce, è il “fuori scuola” l’àncora di salvezza che potrebbe fare da comunità educante. Una sorta di scialuppa compensativa che porta in salvo qualche ragazzo dal naufragio del disagio sociale. Se la città pubblica surroga bene un pezzo di responsabilità educativa, si creano migliori possibilità di uscire da quel tunnel da predestinati all’insuccesso (che poi non scordiamolo, diventa l’insuccesso del Paese).
Ma cosa c’è fuori dalla scuola di cui prendersi cura? I luoghi che abitiamo, il paesaggio che vediamo, le strade che percorriamo, i marciapiedi dove camminiamo, i campetti da calcio dove giochiamo, le (non) ciclabili dove pedaliamo, le piazze, i giardini, i parchi, i campi sportivi, insomma c’è, ci dovrebbe essere, la città pubblica di qualità.

Se questa funziona, raddoppia o triplica la possibilità di riscatto dei ragazzini disagiati. E aiuta l’eccellenza di tutti i giovani. Investire in biblioteche, cultura, sport, qualità dello spazio pubblico è un salvagente per il Paese.
Il bel rapporto annuale di Save the Children lo dimostra chiaramente: non salviamo i nostri ragazzi continuando a consumare suolo, fare autostrade, parcheggi, case inutili al posto di campi utili, aggiungere cemento al cemento, occuparci di rendita immobiliare. Ho letto invece che visite a musei, a beni archeologici, a parchi, a monumenti e belle piazze raddoppiano la resilienza educativa.

Un ragazzino di una famiglia disagiata che vive in un contesto urbano con pochi spazi e opportunità per lo sport ha il doppio delle probabilità di non farcela a scuola
Mi pare chiaro che allora, urbanisti, professori, sindaci, politici e governanti dovremmo ossessivamente trovare il modo di prenderci cura della scuola assieme all’ambiente che le sta attorno.

Insomma si tratta di ribaltare le agende politiche e culturali e lavorare senza sosta ai fattori protettivi, culturali e materiali, che fungono da antidoto resiliente al predestino dei ragazzi. I compiti delle vacanze dovrebbero essere per noi, non per i nostri ragazzi.

Eppure nessun politico ne parla, tanto sono presi da loro stessi e dalle solite cose che fanno gola ai votanti. Già perché, ora che ci penso, gli scolari non votano: perché perdere tempo con loro? E così la povertà educativa dilaga silenziosa e si trasmette per via ereditaria.
Una politica che non è buona a salvare i propri figli più soli, non porta lontano il Paese. Anzi lo imbarbarisce.

PS) Il rapporto se volete leggerlo tutto e farvi la vostra opinione
https://www.savethechildren.it/press/infanzia-italia-paese-vietato-ai-minori-pi%C3%B9-di-1-bambino-su-10-vive-povert%C3%A0-assoluta-oltre-la.

Inoltre vi invito a leggere e firmare la petizione
https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/italia/petizione-spazi-pubblici-abbandonati