YOUNGER THAN YESTERDAY

DI MAURIZIO MALABRUZZI

Ci sono voci che ti supportano per tutta la vita, sono poche ma essenziali.
Una di queste è quella di David Crosby.
Una voce potente, fantastica, unica.
Il vecchio #Croz le ha fatte tutte: ha iniziato pensando di essere una star del Rock’n’Roll volando effettivamente Otto miglia in alto, si è seduto su un divanaccio parlando di cose già viste, si chiedeva di poter ricordare almeno il suo nome e di non tagliare i capelli (che non ha mai fatto) è salito sul palco di Woodstock e litigato più volte con un rocker canadese, è stato mantenuto in vita dal semplice inglese per poi eliminarlo dalla sua vita musicale, ha scoperto #Dylan prima Dylan scoprisse se stesso, ha intrecciato suoni con Jerry e Grace e fatto salpare navi di legno dalla baia di san francisco, ha perso, ha vinto e si è riperso. Ha ritrovato un figlio che ora lo produce.
Ma stasera era qui non a vantare il suo passato ma la sua voglia di suonare. E cantare.
E allora poco importa che non ci siano hit da classifica ma solo canzoni del cuore, poco importa se gli altri tre della ditta non si ritroveranno più, Croz è qui, lo fa per noi ma essenzialmente lo fa per lui. Per la sua voglia di musica.
Lo fa con le accordature delle sue chitarre acustiche, lo fa con il suo grattare sull’elettrica, lo fa con il sorriso sotto i baffi.
Quel signore lì col cappellino da marinaio e bretelle usate è ancora in grado di emozionare, quel signore lì mentre noi stiamo invecchiando è più giovane di ieri.