RAGAZZO DELL’EUROPA DI SETTANT’ANNI

DI MARIO RIGLI

Ero un ragazzo allora. Un ragazzo nato appena dopo l’ultima grande guerra. Ancora macerie erano in tutte le strade del mio piccolo paese, anche nella via principale. E sentivamo parlare i genitori, babbi e mamme, ed i nonni, di guerra. Sempre questo spauracchio era presente nei discorsi, quasi una cosa inevitabile secondo loro, vista da secoli, dai loro genitori e dai loro nonni e dai nonni dei loro nonni. Poi arrivò un convegno in una piccola isoletta, grandi anime pensarono ad un grande progetto comune, a superare barriere e confini, barriere di lingua, di storia, di costumi. Erano grandi anime
Altiero Spinelli
Alcide De Gasperi 
Jean Monnet
Robert Schuman
Joseph Bech
Konrad Adenauer
Paul-Henri Spaak
grandi anime e cervelli che avevano visto davanti un progetto di luce.
Ed io da allora sono sempre stato un figlio di Altiero, un figlio di Ventotene, un ragazzo dell’Europa.
E sembrava un progetto assodato, ma non era vero. Sembra si stia sgretolando, oggi, sotto sovranismi e nazionalismi. E invece va difeso questo progetto, va difeso con le unghie e con i denti, anche dalle storture inevitabili che ci possono essere nella crescita. I brufoli vengono nella età della pubertà, ma poi spariscono e lasciano posto a pelli lisce o ruvide di barba virile.
Ed io a settant’anni mi sento ancora un ragazzo, sono un ragazzo dell’europa.