IDLIB: LA GUERRA ALLE PORTE CHE CAUSERÀ UNA CATASTROFE UMANITARIA

DI ROSSELLA ASSANTI

Il Presidente Turco Recepe Tayyip Erdogan, sostenuto dall’Occidente e dagli Stati del Golfo, ha ormai messo nel campo di Idlib tutte le carte da guerra. Mitragliatrici, lanciarazzi e munizioni sono giunte in sostegno delle milizie jihadiste. È proprio Erdogan che ha spianato la “strada della Jihad” già tempo fa, poco dopo la ribellione di varie fazioni contro il Presidente Bashar Al-Assad. Due dittature a confronto, due dittature nel pieno dello scontro.
Intanto nelle ultime ore nuovi convogli militari turchi sono entrati nel governatorato siriano di Idlib, dove le forze governative intendono lanciare una massiccia operazione militare contro i terroristi e liberare le ultime sacche nelle loro mani, lo ha riferito l’agenzia Reuters.
La scorsa settimana, in occasione dell’apertura del vertice tra Russia, Turchia e Iran a Teheran, il presidente turco ha sottolineato la necessità di risolvere la situazione nella zona di Idlib che, secondo lui, non è solo “un importante fattore geopolitico per il futuro della Siria”, ma anche per la sicurezza della Turchia.
Vladimir Putin, in risposta ai movimenti della Turchia, ha dichiarato: “Non possiamo rispondere per i membri dell’opposizione armata, per non parlare dei terroristi di Daesh o del Fronte al-Nusran. Non siamo in grado adesso di dire se smetteranno di sparare o smetteranno di usare droni carichi di bombe”. Difatti, ad oggi, le mosse pilotate dal Presidente Turco sembrano mostrare tutt’altro che un dietrofront.
La Turchia, stando alle dichiarazioni di un comandante dell’esercito siriano libero, ha promesso ai ribelli di Idlib “il totale supporto militare in vista di una battaglia che durerà”.
Gli Stati Uniti intanto si schierano al fianco del governo turco: “Gli Stati Uniti risponderanno a qualsiasi attacco di armi chimiche perpetrato dal regime siriano” ha dichiarato il Dipartimento di Stato USA.
Di contro il portavoce del ministero della difesa russo, Igor Knashenkov, ha detto che a Idlib ci sono alcuni gruppi di jihadisti che stanno preparando ad hoc un attacco chimico per poter poi accusare il regime di Assad di esserne il responsabile, e usarlo così per giustificare l’intervento occidentale contro Damasco.
A Idlib, tuttavia, bisogna ricordare che non ci sono solo eserciti a confinarla e sconfinarla. In quello che sta per diventare il centro esatto dell’inferno, risiedono ben oltre tre milioni di civili. Per questo si teme una catastrofe umanitaria che superi addirittura quella di Aleppo.
“Ci devono essere altri modi per affrontare questo problema che non trasformino nei prossimi mesi la regione di Idlib in una delle più grandi crisi umanitarie con il più alto numero di vittime nel Ventunesimo secolo”, ha detto il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite che si occupa di affari umanitari, Mark Lowcock.
La settimana scorsa il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, aveva avvertito il Cremlino che un attacco diretto a Idlib si sarebbe risolto in «una catastrofe».
La battaglia inoltre potrebbe riversare un’ondata di centinaia di migliaia di profughi verso il confine turco e l’Onu ha più volte chiesto l’apertura di un corridoio umanitario per far evacuare i civili.