IL PASTICCIO PER I FONDI DEI DISABILI. IO E IL MIO BAMBINO LANCIAMO UNA SFIDA

 

 

 

DI CLAUDIA PEPE

 

Dieci milioni in meno per le persone con gravi disabilità e prive di sostegno familiare. La notizia, che riguarda un taglio di risorse importante previsto per il 2018 e il 2019, è finita al centro di una vicenda a tratti paradossale. Perché dopo la pubblicazione di un comunicato della Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità, nel quale il presidente Alessandro Manfredi faceva riferimento alla “sforbiciata complessiva in due anni che il governo ha applicato al fondo per il ‘Dopo di noi” nell’ambito della Legge di Bilancio. Il segretario del Pd Maurizio Martina, insieme ad altri esponenti del Pd, ha attaccato l’attuale esecutivo in un post pubblicato su Facebook. “L’ennesima follia di un governo che fa solo danni a chi è più fragile” ha scritto ieri pomeriggio Martina. Evidentemente dimenticando che, in realtà, “a tagliare quei fondi è stato il governo Gentiloni, di cui Martina era ministro”. Lo ha spiegato ieri sera, in un altro post, il ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana. E, contattati dal ilfattoquotidiano.it, dal Ministero fanno sapere “che si sono già attivati per prevedere il ripristino del fondo e valutarne anche il potenziamento”. Insomma un boomerang per Martina che, infatti, si è affrettato a cancellare il post su Facebook. Ma il taglio resta. “In Regione Lombardia – fa sapere a ilfattoquotidiano.it il Pirellone – il taglio di 5 milioni dei fondi per la misura ‘Dopo Di Noi’ disposto dal governo Gentiloni costerà più di 850.800 euro, cioè il 10% della somma destinata dal riparto”. (Fonte Il Fatto Quotidiano)
Allora Diego, dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare con quello che abbiamo. Passione, gioia, allegria e fame di vita. Io e te facciamo una bella coppia, quando mi vedi incominci ad urlare:” Pepeeeeeeeeeeeeee” e l’abbraccio tra noi due non finisce mai. Ma io e te abbiamo un carattere forte, e allora succede che litighiamo, che a te scappa qualche parolina…, e io mi arrabbio. Ma non c’è mai giorno che non ci baciamo, non balliamo insieme, non cantiamo e impariamo insieme. Siamo una bella coppietta: due persone che sanno catapultare una scuola, due persone matte. Ma forse Diego, i matti sono gli altri. Sì, è vero, noi insegnanti “dobbiamo” educare alla sconfitta, educare al rifiuto, alle porte sbattute in faccia, ad un mondo che non ti accoglierà, ma ti umilierà pensando che dopotutto non sei come gli altri. Noi insegnanti, dobbiamo educare alla perdita, al fallimento, coltivando in voi la resilienza, la sopportazione, insegnandovi a rialzarvi ogni volta che il selciato è così vicino alla vostra bocca, da respirarne l’odore acre. Ma io, insegnante anche dei tuoi sogni, non ce la faccio. Non ce la faccio a non entusiasmarti, a non farti credere, sperare e desiderare. E mai nessuno mai, ci potrà toccare. Non potrei mancarti di rispetto, non potrei mai lasciarti andare, perché tu fai parte della mia vita, il tuo viso è nella mia casa, nei miei momenti, nel silenzio che mi accompagna. Forse arriveremo ultimi, ma non venderei i miei giorni nemmeno in cambio di una razionalità venduta alla poesia. I miei giorni non hanno prezzo, perché sono vissuti da te Diego. Insieme apriremo i cassetti dei nostri sogni, e per tutta la vita volteggeremo sulle note di un pezzo senza tempo. Diego, ci hanno tagliato i fondi proprio a noi disabili. In fondo a noi non pensa nessuno anche se adesso hanno aperto un Ministero. Proprio per noi. Sai cosa facciamo Diego? Andiamo a visitarlo? Andiamo a conoscerli e a far vedere quanto siamo più normali di loro? Io ci sto. Quando torno a Scuola scriviamo una letterina e vediamo se ci invitano, se avranno il coraggio di guardarci in faccia, se avranno la dignità di guardarti negli occhi e chiudere la porta. Diego, ti sto scaricando le schede di tedesco e inglese, quest’anno abbiamo l’esame di terza media, dobbiamo fare i power-point, dobbiamo leggere e riassumere, ma lo faremo con allegria. Perché dover imparare piangendo quando possiamo fare tutto ridendo? (senza dire paroline strane eh…). Non ci vogliono? E invece noi esistiamo. Non ci danno nulla per fare un percorso utile alla tua formazione? E noi prendiamo il treno e andiamo a Roma con un bel cartello. E sai cosa scriviamo senti un po’ Diego:
“C’era una volta un povero Zero tondo come un o, tanto buono ma però contava proprio zero e nessuno lo voleva in compagnia.
Una volta per caso trovò il numero Uno di cattivo umore perché non riusciva a contare fino a tre. Vedendolo così nero il piccolo Zero, si fece coraggio, sulla sua macchina gli offerse un passaggio; schiacciò l’acceleratore, fiero assai dell’onore di avere a bordo un simile personaggio. D’un tratto chi si vede fermo sul marciapiede?
Il signor Tre che si leva il cappello e fa un inchino fino al tombino…e poi, per Giove il Sette, l’Otto, il Nove che fanno lo stesso. Ma cosa era successo? Che l’Uno e lo Zero seduti vicini, uno qua l’altro là formavano un gran Dieci: nientemeno, un’autorità!
Da quel giorno lo Zero fu molto rispettato, anzi da tutti i numeri ricercato e corteggiato: gli cedevano la destra con zelo e premura (di tenerlo a sinistra avevano paura), gli pagavano il cinema, per il piccolo Zero fu la felicità.”
Gianni Rodari