NO AD ORBAN NO A BRUXELLES

DI ALBERTO BENZONI

Non so se ve lo ricordate, ma i primi ad arrivare in Cile, dopo il golpe di Pinochet , non furono gli sgherri della Cia (del cui contributo il macellaio di Santiago non aveva un paricolare bisogno) ma i Chicago boys in un clima di reciproco entusiastico riconoscimento. Tra chi aveva rimesso in ordine la politica, eliminando la democrazia liberale e chi aveva trovato l’anima gemella e il luogo dove potere finalmente applicare i suoi precetti, libero dalle resistenze fastidiose del popolo bue e dei suoi rappresentanti.
Una scena che, per inciso, si sarebbe ripetuta, soprattutto in America ma anche in altri paesi del cosiddetto terzo mondo: da una parte il dittatore più o meno sanguinario, vertice di regimi che intellettuali asserviti al potere avrebbero squisitamente definito come “autoritari”; dall’altra gli allievi di Friedman, pronti ad offrirgli i loro consigli e, contestualmente, ad assolverlo preventivamente per i suoi delitti.
Vittima sacrificale di questi amorosi sensi, la democrazia liberale. E nessun altro.
Perchè dico questo ? Perchè sarebbe ora, specie a sinistra, di piantarla con la comoda, ma fuorviante confusione tra democrazia liberale, e quindi liberalismo e liberismo/ordo liberismo.
La democrazia liberale, frutto concreto, almeno nel mondo occidentale, di secoli di lotte, si basa su due pilastri: da una parte il suffragio universale, dall’altra la libertà, non solo del mercato, ma anche delle persone.
Attenzione: non c’è in questo sistema alcuna visione salvifica e nessuna pretesa di perfezione; siamo invece in un mondo fragile, mutevole, gravido di diversità teoricamente inconciliabili, percorso dai conflitti e gravido di errori; ma che, proprio perchè fedele ai suoi due principi ispiratori, tende ad essere il mondo non dico migliore ma il meno peggiore dei mondi possibili.
Se cosi è – ed è così – il peggiore nemico di questo mondo non è il socialismo democratico ma il liberismo con il connesso pensiero unico.
Il liberismo possiede la verità il liberalismo ne coltiva la libera ricerca. Il liberismo è dogmatico al punto di condannare al rogo chiunque lo contesti, il liberalismo è il luogo del dissenso. Il liberismo è ostile alla democrazia e vede il suffragio universale come il fumo agli occhi; il liberalismo ha vissuto, o meglio, ha imparato a vivere la democrazia come suo naturale compimento.
Ovvietà mi direte. Mica tanto. Perchè il conflitto cui assistiamo in Europa, quello in cui siamo invitati perentoriamente a schierarci, non è il conflitto tra la democrazia liberale e i suoi nemici. Ma piuttosto quello tra una democrazia dai tratti sempre più illiberali (vedi Orban, ma non solo) e un liberismo dai tratti sempre più antidemocratici (vedi Bruxelles, ma non solo).
Noi diciamo no agli uni e agli altri. Perchè restiamo fedeli ai principi della democrazia liberale di cui il socialismo democratico è e rimane socio fondatore. E anche, se permettete, perchè siamo italiani: e cioè parte di una collettività nazionale che è oggi sotto processo, non per le sue politiche ma per le sue opinioni e per il “cattivo uso” che avrebbe fatto del suffragio universale; e ancora, di una collettività nazionale che, pur non essendo affatto sovranista per natura, lo è diventata perchè gli viene negato, in linea di principio, il diritto ad essere sovrana.