ROSSELLA POSTORINO CON “LE ASSAGGIATRICI”, VINCE IL PREMIO CAMPIELLO, UNA STORIA CHE POTREBBE DIVENTARE UN FILM

DI RENATA BUONAIUTO

Rossella Postorino è la vincitrice del Premio Campiello, un trionfo decretato a furor di popolo con 167 voti su 278 arrivati dalla giuria popolare.
Il romanzo “Le assaggiatrici” edito da Feltrinelli, ha ottenuto un successo che nemmeno Gad Lerner, suo testimonial, ipotizzava quando fra le mani gli è arrivata questa storia.
La sua prima reazione: “Che cosa c’entra una giovane donna calabrese con la Germania del 1943?”, poi ha iniziato a leggerlo e come lui stesso afferma, “l’ho divorato”.
Rossella Postorino, nata a Reggio Calabria, ha 40 anni. E’ cresciuta in Liguria, precisamente a San Lorenzo a Mare ma da 17 vive a Roma. Il suo libro nasce da una storia vera, quella di Margot Wolk, una donna di 96 anni che è stata, insieme ad altre 9 colleghe, “assaggiatrice” per Hitler nella caserma di Karusendorf.
La Wolk purtroppo è morta poco prima che la Postorino riuscisse ad intervistarla, ma l’autrice non si è scoraggiata ed ha ancor di più ampliato studi e ricerche, per poter trasmettere la realtà di una storia a molti sconosciuta.
Siamo nell’autunno del 1943 dieci donne, le “vedove bianche”, sono state scelte o costrette dalla miseria, la fame, la paura a far da cavie. La narrazione è incentrata su Rosa Saurer, suo marito Gregor combatte sul fronte russo e lei per sfuggire ai bombardamenti è a Berlino dove vive in un piccolo villaggio a Gross-Partsch, con i suoceri. Ogni giorno, Rosa viene prelevata ed accompagnata da soldati dell’esercito nazista, nella “Tana del lupo”, un nascondiglio segreto dove vive Hitler. Lì dovrà “assaggiare” i piatti cucinati da “Briciola”, il suo cuoco personale, per accertarsi che non siano stati avvelenati.
Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato”.
Una scelta dunque talvolta obbligata, quella di diventare “cavie umane”, dettata proprio dalla “fame”, anche nella consapevolezza che quel boccone potrebbe essere l’ultimo. Una continua sfida con la morte, una continua lotta fra vittima e carnefice, dove i ruoli possono anche invertirsi, viaggiando su un confine al limite tra sacrificio e salvezza.
Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame.
Ed in quella “mensa”, intorno a quel tavolo dove una “roulette russa”, poteva nutrire o porre fine alle loro vite, le dieci donne intrecciano le loro esistenze. Nascono dissapori, invidie, gelosie, amicizie, ma è la paura il sentimento che prevale o la speranza? Cosa accade quando nel 1944 in quella caserma arriva il tenente Ziegler, un uomo capace d’instaurare ancora più terrore in una “tana”, già tanto terrificante?
Occorrerà leggerlo per scoprire i loro sentimenti, quale sia stata la forza che le ha tenute in vita e come l’autrice si sia posta davanti a queste domande:
Fino a dove è lecito spingersi per sopravvivere? A cosa affidarsi, a chi, se il boccone che ti nutre potrebbe ucciderti, se colui che ha deciso di sacrificarti, ti sta nello stesso tempo salvando?
La premiazione si è svolta nella splendide cornice del Gran Teatro la Fenice di Venezia, la professionalità e simpatia di Enrico Bertolino affiancato da Mia Ceran hanno reso la serata particolarmente emozionante. La diretta è stata trasmessa in mondovisione sulla Rai Italia.
Ad Enrico Bertolino ho chiesto un commento in due parole:
Chi è Rossella Postorino?
Una persona solare
Il suo libro?
Una storia vera e romanzata bene
Una previsione…
Sarà presto un film…vedrai
Non ci resta dunque che leggerlo e tener d’occhio il grande schermo.