ASIA ARGENTO E NON SOLO, IL TEMA DELLA VIOLENZA SULLE DONNE

DI GIOVANNA MULAS

Caso Asia Argento & C. Come i miei Lettori sanno, nel 2001, alla mia richiesta di separazione dall’uomo che, allora, era mio marito e il padre dei miei quattro figli; subii tre tentativi di omicidio l’ultimo dei quali, per strangolamento e accoltellamento, mi lasciò quasi morta. Comunque morta dentro. Vissi in una sorta di limbo per oltre tre anni, allontanandomi da quella che era stata fino a quel momento la mia vita, la società, la mia Arte…Caddi in ciò che chiamo, quasi con affetto, ‘il mio pozzo nero’, mai davvero abbandonato del tutto: una profonda depressione per la quale rischiai anche di perdere i miei figli.
Innegabilmente fu questo timore, oltre al sostegno costante di persone realmente fidate, a farmi risalire la china. E la vita continua, si, continua. Senza te o con te, ma continua.
Ha sempre continuato a splendere, il sole, anche quando noi non lo vedevamo.
E il mare chiamava; fino a quando non sono ritornata a trovarlo, per rispondergli.
Asia Argento: umanamente posso e debbo comprendere tutto; non sta all’uomo giudicare altro uomo.
Ma invito a non prendere come esempio 25 anni di ‘attesa’, prima della denuncia. E’ sbagliato, è immorale, è orrore nei confronti di figli che forse assistono o già sanno: non è un matrimonio quello forzato, che si fonda sulla bugia,
non è violenza, quando il rapporto è consenziente: la violenza è altra, è l’orrore sovente subdolo ché si cela dietro uno stipendio nascosto,
dietro il controllo di telefonate, email o sms, delle passeggiate che fai o di una uscita imprevista. Può celarsi in chi ti da uno schiaffo eppoi domanda scusa con un mazzo enorme di rose, cioccolatini e notte di passione, e il giorno dopo è un nuovo schiaffo.
Perché Lui non ama, lui ti ingoia per averti dentro; come il mondo ha, in fondo, ingoiato lui.
Rammento che, il giorno stesso in cui misi piede fuori dall’ospedale, volli andare a denunciare il padre dei miei figli.
“Non ti reggi in piedi…Ti accompagno in casa a riposare”, mi ripeteva mio padre, sorreggendomi quasi piangendo. Ma volli andare comunque, e quasi non riuscivo a parlare.
Ricordo dolore e una legge mancante, rabbia, impotenza profonda, ricordo i mille perché: perché a me, perché lui, che diceva di amarmi, perché tutto davanti ai nostri bambini. Una miriade di perché dentro i quali sono naufragata e solo il tempo, solo il tempo ha potuto lenire, ma non chiudere, questa mia ferita.
Che si riapre ogni volta che una donna, una Sorella muore per mano di amore malato.
In questa piccola, provinciale Italia in piena emergenza femminicidio –fenomeno che denuncio, come il Lettore sa, da oltre venticinque anni- una donna non deve imparare a difendersi:
una donna NON deve difendersi perché donna…Tutto qui. Non deve giustificare una gonna più corta come pure una birra bevuta tra amiche, un rossetto fluo o un lavoro ‘da maschi’.
Una donna, semplicemente, E’. E’ tua madre, e’ tua sorella, e’ tua amica, E’ ciò da cui sei venuto, e domani verrai. Spera di poterci tornare prima o poi, ma di esserne degno,
non senza purezza e amore.
In Italia ad oggi urge una vera Legge che prevenga e punisca la violenza, e lo faccia prima che la donna muoia.
Quante croci, ancora, dovremo contare?. E quanti occhi bassi, attorno… .
Oh, si. Imparate a guardare negli occhi le donne; è in queste profondità marine che può essere portato tutto il peso del mondo, e non una lacrima fugge a rivelarlo.
La violenza si nutre di mala politica, di pregiudizi, di omertà:
denunciamola sempre, spingiamo a denunciarla.
E al di là di chiacchiere e promesse vane –sempre troppe-
soprattutto si attui una Legge in nostra difesa.

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