LODI. SEI EXTRACOMUNITARIO? NON MANGI A SCUOLA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DI CLAUDIA PEPE

Ci sono luoghi e penso alla cittadina di Lodi, che se nel proprio nucleo familiare c’è un extracomunitario, non si può accedere alla mensa scolastica e allo scuolabus. Puoi farlo solo in caso che la famiglia presenti una dichiarazione patrimoniale del paese d’origine. Chiaramente tutte le famiglie, e quando parlo di famiglie, si intendono madre e padre che lavorano da anni in Italia, si sono subito allertati. Hanno provato a telefonare, sono andati nei loro Paesi d’origine, ma in Senegal o in Egitto è impossibile avere quei documenti. Ma cos’è la dichiarazione patrimoniale? È la pubblicazione dei dati relativi non solo al proprio reddito ma anche al patrimonio (beni, mobili e immobili, Partecipazioni azionarie, autovetture, imbarcazioni, ecc.). La sindaca leghista Sara Casanova che guida la giunta di centro destra a Lodi ha approvato questo regolamento dichiarando che lei non fa altro che applicare la legge. Io sono d’accordo che si debba applicare la legge, ma con un briciolo di buon senso. Queste famiglie che hanno cresciuto i loro figli in Italia, che non sono clandestini, che lavorano come tutti noi, non penso posseggano in Senegal imbarcazioni, case di lusso, partecipazione azionarie. Queste persone hanno la sfortuna di essere nati dall’altra parte della luna, sono profughi scappati da guerre, regimi totalitari, lotte, contese, conflitti. Sono sicuramente arrivati in Italia con nulla e quel nulla continua ad accompagnarli nella loro esistenza. Sono abituati a resistere ad una parte di umanità che li emargina, ma hanno sopportato tutto per i loro figli. Che non sono bianchi con gli occhi azzurri. No! Hanno la pelle scura, occhi curiosi e brillanti, neri come l’ebano con un sorriso che abbraccia il mondo. Si sono integrati benissimo nella comunità, nella scuola dove hanno trovato insegnanti eccezionali che li hanno inclusi e introdotti in classi attive e partecipative. E adesso devono dichiarare che non posseggono ville con piscine nei loro paesini distrutti da bombe, da una criminalità che ammazza uomini, donne e bambini. Gli stessi che per dichiararti uomo, sgozzano un agnello e te ne fanno bere il sangue. Se ti opponi sgozzano te. Direte che la legge è uguale per tutti, ma privare di certi servizi necessari questi bambini, lo trovo ingiusto. Non per la regola, ma per l’evidenza dell’ingiustizia. I genitori stanno spendendo i loro pochi soldi raccogliendo il niente. Ma la Sindaca non ha avuto parole d’appello. “Applico la legge, chi non è in regola o paga o trova altre soluzioni.” Vorrei capire le altre soluzioni, non capisco perché questi bambini che vanno a scuola felici debbano essere isolati proprio nei momenti di maggior aggregazione. Andare insieme a scuola, dove li attenderà una giornata piena di colori, di conoscenza e di amicizia che ritroveranno mangiando insieme giocando e ridendo, dimenticando gli inferni vissuti. Ecco quel buon senso che è la capacità di giudicare con equilibrio e ragionevolezza una situazione, comprendendo le necessità pratiche che essa comporta, mi sembra sia latente in questo contesto. Nessuno deve rendere complesso ciò che è semplice. In questi termini, il buon senso è ciò che permette di individuare la soluzione migliore nell’interesse del progetto, senza bisogno di costruire complicate architetture di obblighi e divieti. Un approccio di buon senso permette, in determinate situazioni, di discostarsi dalla lettera delle linee guida. Si dovrebbe preferire il futuro, e non un rifiuto reazionario. Soprattutto di fronte ad occhi che non chiedono nient’altro che essere uguali agli altri. La carità che non vuol dire elemosina, è un termine derivante dal latino caritas (benevolenza, affetto, sostantivo di carus, cioè caro, amato, su imitazione del greco chàris, cioè grazia), ecco, un gesto di carità dovremmo averlo tutti. Per tutti e con tutti. Che abbiano la pelle bianca, nera, gialla, verde o blu. E applichiamo qualche volta la legge ma con la coscienza dell’amore e della cura per l’altro.